25/06/2019

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Berlusconi, intervista al Wsj. "Uscita da euro? Era una provocazione"

L'ex premier due giorni fa al Wall Street Journal: "Dobbiamo uscire dalla crisi con più Europa e non con meno Europa".

Berlusconi, intervista al Wsj. "Uscita da euro? Era una provocazione"

Silvio Berlusconi

ROMA - "Era una provocazione. Chiaramente l'uscita dall'Euro di singoli Paesi, o peggio lo sfaldamento dell'Eurozona in quanto tale, sono prospettive che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, mentre oggi sono possibili. Perché questo scenario di disgregazione torni a essere impensabile occorre una sterzata in direzione opposta: l'unione politica". Lo afferma Silvio Berlusconi in un'intervista del 18 giugno al Wall Street Journal, rispondendo a una domanda sull'ipotesi di uscita dell'Italia dall'euro.

"USCIRE DA CRISI CON PIU' EUROPA". "Io credo che dalla crisi si possa e, anzi, si debba uscire con più Europa e non con meno Europa. Inoltre, sappiamo con certezza quello che non vogliamo: un altro direttorio, il governo europeo nelle mani di pochi. In passato sono stato accusato di antieuropeismo perché mi opponevo al duopolio Germania-Francia. Sul ruolo della Bce, sono stato il primo a dire che bisognava adeguarlo a quello di qualsiasi istituto analogo. Oggi, chi è davvero europeista deve avere il coraggio di rompere con il passato e correggere questi errori. Da parte dell'Italia, bisogna non mostrare e non avere subordinazione o sudditanza psicologica nei confronti di alcuno dei nostri partner".

"SOSTENIAMO MONTI MA NO PROVVEDIMENTI CONTRO PAESE". "Noi siamo pronti a mantenere il nostro appoggio a patto che il governo presenti in Parlamento provvedimenti che non siano contro il nostro programma e contro quello che, secondo noi, è l'interesse del Paese. Il governo Monti è nato con il nostro appoggio per fare una politica non di solo risanamento ma di crescita. Potrebbe ancora riuscirci. Il presidente Monti ha deciso misure importanti ma ha esagerato con le tasse ed è rimasto indietro sulla crescita, sui tagli alla spesa, sul mercato del lavoro, sulla riforma della giustizia. In democrazia qualsiasi governo si deve sottoporre alla verifica parlamentare".

"NO ALTERNATIVE A POLITICHE PER CRESCITA". "Per l'Italia, non vedo alternative: deve portare avanti, subito, una politica di crescita basata sulle riforme strutturali, in particolare quelle della giustizia e del mercato del lavoro, e su liberalizzazioni, dismissioni, privatizzazioni, snellimento della pubblica amministrazione, tagli alla spesa. Ci vuole una rivoluzione culturale che ponga il merito al centro di qualsiasi selezione o reclutamento".

"CAMBIARE ARCHITETTURA COSTITUZIONALE".  "Innanzitutto cambiare la sua architettura istituzionale. Il governo ha come unico strumento per incidere sulla realtà il disegno di legge, che solo dopo 600 giorni esce dal Parlamento completamente modificato rispetto a come è entrato e, se non piace alla sinistra, viene impugnato da un Pubblico Ministero, portato davanti alla Corte Costituzionale che, inderogabilmente, lo abroga. Questa purtroppo è la situazione dal 1948 a oggi che 58 governi non sono riusciti a modificare e che proprio per questa ragione sono durati in media solo undici mesi. L'Italia poi, come altri Paesi, non è riuscita a compensare con l'aumento di competitività il peccato originale di un debito pubblico imponente, eredità di decenni di gestione disinvolta della spesa. L'Italia però ha come primo problema la sua architettura costituzionale che la rende, lo ripeto, ingovernabile".

mercoledì, 20 giugno 2012