28/02/2020

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Libia, Ue: "Piano per un intervento militare"

La missione "umanitaria" tra le opzioni vagliate a Bruxelles dove è in corso il vertice dei ministri dell'Interno sulla crisi in Nordafrica e sul rischio di un "esodo biblico". L'Ue dispone di unità militari chiamate "battle groups" già intervenute in Bosnia, Macedonia e Congo.

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Libia, Ue: "Piano per un intervento militare"

Bruxelles

RUXELLES – L'Unione europea non esclude un intervento militare per fronteggiare l'emergenza umanitaria che si sta configurando in seguito alla crisi in Libia. È quanto si apprende da fonti comunitarie, che parlano di "ipotesi allo studio" e di tema "delicato e complesso". Dopo l'appello di Maroni ai governi europei, oggi i ministri degli Interni ue sono riuniti proprio per discutere un sistema comune per affrontare i flussi migratori dal Nordafrica. L'ipotesi di un intervento militare per scopi umanitari sarebbe una delle "possibilità cui stiamo lavorando, nell'ambito dei piani di emergenza che stiamo preparando per fare fronte ai diversi scenari" hanno precisato le fonti. Ipotesi già presa in considerazione dagli Stati Uniti.

5-6MILA CITTADINI EUROPEI IN LIBIA. Le cifre sono "incerte" e occorre "usare cautela", ma ci dovrebbero essere ancora in Libia "da 5 a 6 mila cittadini europei ancora da evacuare, di cui alcune migliaia a Bengasi". E' quanto ha affermato il portavoce della commissaria Ue agli aiuti umanitari e gestione delle crisi Kristalina Georgieva.

INTERVENTO MILITARE DELL’UE. L'Ue dispone di unità militari chiamate "battle groups" all'interno dello "staff militare dell'Unione europeo" che, istituito dal trattato di Nizza del 2000, in questi 10 anni ha già gestito missioni internazionali in Bosnia, Macedonia e Congo.

CONSIGLIO GAI. Sul tavolo c'è la proposta di un sistema europeo di asilo comune, con la possibilità che i richiedenti siano accolti anche da Paesi diversi da quelli del primo arrivo. A disposizione ci sarà un Fondo speciale di solidarietà per i Paesi - Italia in prima linea - destinatari dei maggiori flussi migratori in seguito alla crisi in Nordafrica. L'idea arriva dai ministri dell'Interno di Italia, Francia, Spagna, Malta e Cipro, proposta che hanno concordato a Roma in vista della riunione del Consiglio Gai di oggi a Bruxelles, cioè il Consiglio degli Affari Interni e di Giustizia dell'Unione.

EMERGENZA UMANITARIA. Dalla Libia può arrivare un'ondata di immigrazione di ''proporzioni catastrofiche'' e l'Europa non può ''lasciare l'Italia da sola''. Lo ha detto il ministro dell' Interno, Roberto Maroni, all'arrivo al Consiglio europeo Affari Interni a Bruxelles. Il ministro ha ricordato che ''Frontex, e non noi, ha parlato di un milione e mezzo'' di rifugiati, ed ha osservato che ''esiste il pericolo Al Qaida''. Ecco perché "Dall'Europa "ci aspettiamo sostegno e solidarietà, perché quanto sta accadendo non è un problema solo dell'Italia e dei Paesi del Mediterraneo, ma dell'Europa e del mondo intero".

CRISI ENERGETICA. L'aumento dei prezzi del petrolio "preoccupa" la Commissione europea. "Quando si guarda ai dati dell'inflazione - ha sottolineato Amadeu Altafaj, portavoce del commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, preannunciando che il primo marzo saranno presentate le previsioni economiche di primavera - si vede che sta aumentando, soprattutto per effetto dell'aumento dei prezzi dell'energia". "Non c'è alcun dubbio - ha detto il portavoce - che l'aumento dei prezzi dell'energia possa avere un impatto negativo sull'inflazione".

NAPOLITANO. A sottolineare l'importanza del ruolo dell'Ue nella questione nordafricana è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato lo ha fatto in un'intervista al quotidiano tedesco Die Welt, in occasione della sua visita di Stato in Germania. ''Credo che l'Europa, negli anni passati, sia stata un po' disattenta nei confronti degli sviluppi nel Nordafrica. Abbiamo sottovalutato l'aggravarsi dei problemi di larghe masse popolari, abbiamo ritenuto che i regimi del Nordafrica fossero stabili e non corressero rischi estremi. Questa è stata un'illusione alla quale abbiamo ceduto'', sottolinea Napolitano. Ecco perché occorre che "l'Europa si adoperi decisamente a trovare una politica mediterranea comune''. Tuttavia, l'Europa deve "rispettare l'autonomia di questi Paesi. Devono decidere loro stessi quale strada prendere. Non possiamo comunque che sostenere un processo di transizione ordinata che porti a elezioni democratiche. E dobbiamo sforzarci di avviare una forte politica euro-mediterranea, nelle spirito del processo di Barcellona".

giovedì, 24 febbraio 2011Aggiornato:giovedì, 24 febbraio 2011, 13:23