13/11/2019

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L'Ilva annuncia la chiusura dello stabilimento di Taranto

La decisione nell'area non soggetta a sequestro dopo il blitz della magistratura che ha disposto l'arresto di 7 politici e funzionari dell'azienda di Taranto. Chiudono anche gli stabilimenti del gruppo che Taranto rifornisce. Fiom: "Operai non abbandonino posto di lavoro".

L'Ilva annuncia la chiusura dello stabilimento di Taranto

Ilva

TARANTO - "L'azienda ci ha appena comunicato la chiusura, pressoché immediata, di tutta l'area attualmente non sottoposta a sequestro" e ciò riguarda oltre cinquemila lavoratori cui si aggiungerebbero a cascata, in pochi giorni, i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica". Lo dice il segretario Fim Cisl Marco Bentivogli. "L'azienda sta comunicando in questo momento che da stasera fermano gli impianti di tutta l'area a freddo. Noi invitiamo invece i lavoratori che devono finire il turno a rimanere al loro posto e a quelli che montando domani mattina di presentarsi regolarmente", dice il segretario della Fiom Cgil di Taranto Stefanelli.

LA PREOCCUPAZIONE DI CLINI. "Non sono disponibile a subire una situazione che avrebbe effetti terribili: sono preoccupato che questa iniziativa blocchi l'Autorizzazione integrata ambientale con effetti ambientali gravissimi e sociali devastanti". E' questa la lettura che il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, dà alla nuova bufera che si è scatenata sull'Ilva di Taranto. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito infatti sette arresti nei riguardi dei vertici della società, funzionari e politici di enti locali pugliesi. Indagato anche il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante.

FERRANTE: "RESTO". "Non ho alcuna intenzione di rinunciare all'incarico di Presidente di Ilva Spa, assunto nel luglio scorso. Le contestazioni che mi sono state rivolte dal pm di Taranto appaiono inconsistenti e strumentali. Proseguirò nel mio compito nell'interesse dei tanti lavoratori e dell'Azienda, convinto sempre che è possibile e doveroso coniugare ambiente, salute e lavoro". Queste le parole di Ferrante, dopo aver saputo di essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Taranto nell'ambito di una delle inchieste sullo stabilimento.

LA FAMIGLIA RIVA. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dai Gip del Tribunale di Taranto, chiamano nuovamente in causa la famiglia Riva. Tre persone sono finite in carcere, quattro ai domiciliari. Le accuse a vario titolo sono di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. I provvedimenti sono legati anche ad un'inchiesta, denominata 'Environment Sold Out' ('Ambiente svenduto'), parallela a quella per disastro ambientale, che il 26 luglio ha portato al sequestro degli impianti dell'area a caldo del Siderurgico.

GLI ARRESTATI. Tra gli arrestati per disposizione del gip Todisco figura il patron Emilio Riva, 86 anni, che è già agli arresti domiciliari dal 26 luglio scorso. Per lui, l'arresto è ai domiciliari e non potrebbe essere altrimenti anche a causa della sua età. La detenzione in carcere è stata disposta per il vicepresidente di Riva Group Fabio Riva, l'ex direttore dell'Ilva di Taranto Luigi Capogrosso e l'ex dirigente Ilva Girolamo Archinà. Ai domiciliari l'ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti. Per la parte Ilva, il gip ha respinto la richiesta formulata dalla procura di ulteriore arresto per l'ex presidente di Ilva Nicola Riva, anch'egli già ai domiciliari dal 26 luglio. Dal gip Vilma Gilli è stato posto ai domiciliari l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, dimessosi circa due mesi fa dall'incarico quando si seppe che poteva figurare tra gli indagati della inchiesta sull'Ilva collaterale a quella per disastro ambientale. Ai domiciliari anche l'ing.Carmelo Delli Santi, rappresentante della Promed Engineering. Conserva e Delli Santi sono entrambi accusati di concussione.

INDAGATO IL PRESIDENTE BRUNO FERRANTE. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, è indagato nell'ambito delle inchieste tarantine per "inosservanza delle precedenti disposizioni dell'autorità giudiziaria". Indagato per lo steso reato l'attuale direttore dello stabilimento tarantino, Adolfo Buffo. Entrambi hanno ricevuto informazioni di garanzia dalla procura.

SEQUESTRATA MERCE AL PORTO. I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato anche tutto il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto utilizzate dall'Ilva. Si tratta di un sequestro preventivo chiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica della città pugliese; in questo modo la merce non potrà essere commercializzata.

IL GIP: "CONTATTI ILVA-VENDOLA". Dalle indagini emergono anche "numerosi e costanti contatti" dell'ex responsabile delle Relazioni istituzionali dell'Ilva "Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva, indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore della Puglia Nichi Vendola", scrive il gip di Taranto nell'ordinanza di custodia cautelare per i vertici dell'azienda. In particolare, nell'ordinanza viene riportata una mail del 22 giugno 2010 che Archinà invia a Fabio Riva con la quale lo informa di un incontro avuto a Bari con il presidente della Regione. Incontro che è successivo al documento dell'Arpa Puglia del giugno 2010 in cui si sottolineavano i livelli di inquinamento prodotti dall'azienda. Nella mail Archinà "comunicava che il presidente Vendola si era fortemente adirato con i vertici dell'Arpa Puglia, cioè il direttore scientifico Blonda e il direttore generale Assennato, sostenendo che loro non devono assolutamente attaccare l'Ilva di Taranto e piuttosto si dovevano occupare di stanare Enel ed Eni che cercavano di aizzare la piazza contro l'Ilva", si legge ancora nell'ordinanza.

IL 'MODELLO ILVA' E LA 'LEGGE SULLA DIOSSINA'. Sempre secondo quanto scrive Archinà a Riva "Vendola aveva pubblicamente dichiarato che il 'modello Ilva' doveva essere esportato in tutta la Regione riferendosi, chiaramente, alla famosa 'legge sulla diossina' la cui gestazione era stata evidentemente frutto della concertazione tra la Regione e l'Ilva, che aveva sempre osteggiato il cosiddetto 'campionamento incontinuo', ottenendo, appunto, in tale legge che ciò non fosse imposto". Altro "elemento di rilievo", scrive ancora il gip, è rappresentato dalla promessa "del presidente Vendola di occuparsi personalmente della questione Arpa al suo ritorno dalla Cina". Un intendimento che "veniva mantenuto", tanto che Vendola "appena tornato... contattava personalmente Archinà rassicurandolo di non aver dimenticato la promessa fatta nella riunione precedente". 

lunedì, 26 novembre 2012