25/06/2017

”Assolvete Dolce e Gabbana”

Il processo d'appello contro Dolce e Gabbana per evasione fiscale. A sorpresa, il procuratore generale di Milano chiede di assolvere i due stilisti, condannati in primo grado. "Perchè il fatto non sussiste".

”Assolvete Dolce e Gabbana”

dolce e gabbana

MILANO - Non solo una richiesta di assoluzione, basata sull'interpretazione di una sentenza della Cassazione e delle normative fiscali, ma addirittura una sorta di difesa 'a spada tratta' di una ''impresa moderna'' che ha agito come deve fare un ''grande gruppo'' che punta ad espandersi. Con una requisitoria, a tratti fuori dagli schemi, il sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Santamaria Amato ha chiesto alla Corte d'Appello di ribaltare la sentenza di primo grado che ha condannato gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana a un anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) per una presunta evasione fiscale. I due fondatori della multinazionale della moda e altre quattro persone, infatti, secondo il magistrato che rappresenta l'accusa nel processo d'appello, vanno assolti perché ''il fatto non sussiste'': in sostanza, hanno ''pagato le tasse'' che dovevano versare in Italia e la scelta di creare una società in Lussemburgo, la 'Gado srl', per tutelare i marchi del gruppo era ''perfettamente lecita''.

LA CONDANNA -  Lo scorso 19 giugno, gli stilisti sono stati condannati a un anno e 8 mesi assieme al loro commercialista Luciano Patelli e ad altri 3 manager (a un anno e 4 mesi), tra cui Alfonso Dolce, fratello di Domenico. Al centro del processo una presunta evasione fiscale che sarebbe stata realizzata, secondo le indagini dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, con una 'estero-vestizione': la creazione nel 2004 della Gado per ottenere vantaggi fiscali. La cifra contestata all'inizio delle indagini di un miliardo di euro si era poi ridotta con la sentenza a circa 200 milioni di euro e la condanna di primo grado era arrivata solo per il reato di omessa dichiarazione dei redditi. Mentre per la restante parte i due stilisti, difesi dai legali Dinoia, Taglioretti e Simbari, erano stati assolti dal Tribunale. Tra l'altro, il primo aprile del 2011 tutti gli imputati erano già stati assolti, ma poi la Cassazione aveva annullato i proscioglimenti e un nuovo giudice li aveva mandati a processo. Poi erano arrivate le condanne. Una sentenza che era stata seguita, lo scorso luglio, da una lunga 'querelle' tra il Comune di Milano e i due fondatori della multinazionale, dopo le parole dell'assessore al Commercio Franco D'Alfonso, secondo cui l'amministrazione non avrebbe dovuto concedere spazi a evasori come loro.

SERRATA CONTRO IL COMUNE -  Frasi a cui Dolce e Gabbana avevano reagito con una serrata di tre giorni delle loro boutique in città. E oggi il centrodestra in Comune ha chiesto le dimissioni dell'assessore e che la Giunta si scusi con gli stilisti. ''Sapete cosa significa per un'azienda avere la Guardia di Finanza in sede? Per Dolce e Gabbana l'invasione della Gdf è stata anche un colpo alla credibilità del marchio'', ha affermato in aula il sostituto pg, sostenendo anche che Dolce e Gabbana sono ''impegnati tra stoffe, modelli, modelle, ricevimenti, sono dei creativi e non me li immagino a gestire schemi di abbattimento fiscale''. Con l'operazione 'Gado', ha spiegato, gli stilisti ''invece di pagare le tasse in Italia hanno pagato solo il 4% sulle royalties in Lussemburgo''. Certo, ha aggiunto il magistrato, ''come cittadino contribuente italiano posso indispettirmi e magari sono contento che la Finanza accenda un faro e allora posso anche aspettarmi l'intervento su Marchionne e sulla Fiat quando trasferiranno la sede legale in Olanda''. Tuttavia, ha chiarito Santamaria Amato, ''come operatore del diritto devo dire che sono operazioni legittime e vanno tutelate con il principio sacrosanto della libera circolazione dei capitali nel mercato''. Con quell'operazione, secondo il pg, ''Dolce e Gabbana hanno pensato in grande come un grande gruppo in espansione nel mondo, pensavano alla quotazione in Borsa per porsi alla pari degli altri grandi gruppi nel settore''. Se poi è vero che ''Gado ha pagato solo il 4% di imposte sulle royalties è anche vero che i dividendi sono stati tassati in Italia e il prelievo complessivo è arrivato quindi al 32%''. Il magistrato, inoltre, ha ricordato che gli stilisti hanno già versato 40 milioni di euro nell'ambito del contenzioso fiscale, ''ma il processo tributario è diverso da quello penale''. Il legale dell'Agenzia delle Entrate (parte civile), l'avvocato Gabriella Vanadia, ha insistito, invece, nel chiedere la conferma delle condanne penali per gli stilisti e dei risarcimenti. La sentenza potrebbe arrivare il 4 aprile.
martedì, 25 marzo 2014