25/10/2020

[an error occurred while processing this directive]

Albania, Berisha: "Gli ordini di cattura non saranno eseguiti"

Così il premier sui mandati di arresto emessi dalla Procura di Tirana nei confronti di sei ufficiali della Guardia repubblicana incriminati per la morte di tre manifestanti. Il leader dell'opposizione Rama: "La gente non può morire solo perchè protesta, Italia e Ue intervengano".

» Segnala ad un amico
Albania, Berisha: "Gli ordini di cattura non saranno eseguiti"

Albania, il giorno dopo gli scontri

TIRANA (ALBANIA) - "I mandati di arresto nei confronti dei vertici della Guardia Repubblicana non possono essere assolutamente eseguiti, in base al codice di procedura penale". Queste le parole del premier albanese Sali Berisha in merito agli ordini di cattura spiccati dalla procura di Tirana nei confronti di sei ufficiali della Guardia repubblicana all'indomani degli scontri di piazza del 21 gennaio, in cui hanno perso la vita tre manifestanti.  "E' impossibile difendere le istituzioni con la Guardia repubblicana decapitata", ha aggiunto il premier rispondendo a una domanda sui mancati arresti.

"PROTEZIONE EROICA". Berisha ha rinnovato i suoi ringraziamenti alla Polizia di Stato e alla Guardia Repubblicana per la protezione "eroica" dei cittadini albanesi e della Presidenza del Consiglio durante gli scontri dello scorso venerdì, e ha testimoniato la sua solidarietà agli agenti che "hanno mostrato un alto livello di professionalità resistendo per cinque ore all'assalto di oltre 300 criminali".

"RISCHIO INCIDENTI DIPENDE DA OPPOSIZIONE". "Se Edi Rama deciderà di attaccare la sede del Governo io sarò qui, ma non lascerò prendere il mio ufficio con la forza", ha proseguito il premier rispondendo ad una domanda sulla manifestazione di venerdì prossimo indetta dal leader dell'opposizione socialista, Edi Rama. "Se ci saranno incidenti dipenderà da lui, il mio dovere è di essere nel mio ufficio e seguire il mio lavoro".

L'OPPOSIZIONE: "ITALIA E UE INTERVENGANO". "L'Italia e l'Ue non devono accettare in Albania una realtà inaccettabile per il mondo democratico e condannare la violenza di Stato che uccide gente innocente". È l'appello lanciato questa mattina dal leader dell'opposizione socialista albanese, Edi Rama, che ha aggiunto che "l'Europa non può accettare che in Albania possano accadere cose che non accetterebbe mai nei suoi Paesi, in base a principi e valori non negoziabili: che la gente muoia perchè protesta o che l'opposizione venga definita 'bastarda' dal governo".

"MALTRATTAMENTI".
Rama ha anche riferito che le 113 persone arrestate dopo gli scontri di venerdì scorso a Tirana "sono state maltrattate e malmenate" e dal carcere non hanno "nessun contatto con il mondo esterno". Il leader socialista ha poi definito la situazione "allucinante: non si può neanche parlare di diritti umani".

“COLPO DI STATO”.
Rama ha detto che “la commissione parlamentare di inchiesta sugli scontri di venerdì a Tirana, votata ieri dal Parlamento albanese con i soli voti della maggioranza, rappresenta "una vera e propria escalation di questo colpo di Stato che il premier Sali Berisha sta mettendo in atto. Riferendosi agli ordini di cattura per i vertici della Guardia repubblicana ancora non eseguiti dalla polizia, Rama ha detto che la commissione d’inchiesta sugli scontri assomiglia molto ai tribunali popolari del vecchio regime per eliminare gli avversari e per eliminare il ruolo della Procura dello stato che ha chiesto l'arresto di questi assassini protetti dal primo ministro".

L'UE: SERVE SOLUZIONE POLITICA. La Commissione Ue "segue molto da vicino la situazione in Albania" e ribadisce l'invito a tutte le parti "ad evitare ulteriori violenze" e "a lavorare per trovare una soluzione condivisa all'attuale impasse politica". Lo ha detto la portavoce del Commissario Ue all'allargamento, Stefan Fule, per la quale tutte le parti in causa, anche le massime autorità dello Stato, devono "dimostrare senso di responsabilità politica".

LE DUE MANIFESTAZIONI.
Intanto, sarà la piazza a decidere se l'Albania è destinata a trasformarsi nella "Tunisia d'Europa" o se gli scontri tra polizia e manifestanti di venerdì scorso a Tirana - tre morti e oltre 50 feriti - rappresentano un episodio isolato di una crisi politica capace però di rientrare nei ranghi "delle istituzioni democratiche", come auspicato dalla Comunità internazionale. Tutto dipenderà dall'esito delle due manifestazioni che la capitale albanese ospiterà questa settimana: sabato prossimo (e non mercoledì, ha annunciato ieri sera Sali Berisha) sfilerà il corteo "contro ogni violenza" invocato dal contestatissimo premier di centrodestra. Venerdì 26, toccherà all'opposizione rispondere all'invito del leader socialista e sindaco di Tirana, Edi Rama, a manifestare "per rendere omaggio alle vittime, per condannare la violenza e il crimine che ha strappato la vita a tre innocenti".

IL CONSENSO DELLA FOLLA. Da tutto questo non si può che capire come tanto Berisha, quanto Rama, si siano sottratti definitivamente al confronto parlamentare, preferendogli quello delle folle: è la resa dei conti di un braccio di ferro politico che si protrae da 17 mesi. Anche la posta in gioco si è alzata: da venerdì scorso agli argomenti classici della contesa - le accuse al governo di corruzione e brogli e la richiesta dell'opposizione di urgenti elezioni anticipate - si è aggiunto quello della responsabilità della tragedia. La polizia, con il placet del governo, ha sparato sulla folla inerme, come sostiene Rama? Oppure le forze dell'ordine "hanno fatto solo il loro dovere" e non hanno nulla a che fare con le vittime, come afferma Berisha? Seppelliti i morti, il clima di relativa calma che si registra a Tirana sembra tornato quanto mai fragile.

lunedì, 24 gennaio 2011Aggiornato:lunedì, 24 gennaio 2011, 17:25