02/09/2014

Roma, è morta la romena aggredita nel metrò

La donna era stata colpita con un pugno nella stazione Anagnina. L'aggressore ora è accusato di omicidio preterintenzionale.

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Roma, è morta la romena aggredita nel metrò

La donna a terra dopo l'aggressione

ROMA - E' morta Maricica Hahaianu, la donna romena caduta in coma, dopo essere stata colpita con un pugno dal ventenne Alessio Burtone, alla stazione metro di Anagnina, a Roma. La morte è stata accertata dopo le sei ore previste dalla legge nel caso di pazienti in cui è assente l'attività cerebrale. Domani mattina alle 9 l'autopsia sul corpo della donna. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, i funerali si svolgeranno in Romania.
Con la morte di Maricica si aggrava la posizione dell'aggressore accusato ora di omicidio preterintenzionale.

IL DECESSO. "E' stato ufficializzato il decesso, dopo le 6 ore canoniche perché l'encefalogramma era ancora piatto. Hanno staccato la spina. Abbiamo firmato con i parenti, il decesso alle 15". E' quanto ha riferito l'avvocato di Maricica, Alessandro Di Giovanni, all'ospedale policlinico Casilino, insieme al marito della donna, Adrian, e al fratello Giovanni.  

SI AGGRAVA L'IMPUTAZIONE DELL'AGGRESSORE. Dopo la morte della romena, si è aggravata, dal punto di vista processuale, la posizione dell'aggressore. Secondo quanto riferito dal legale Fabrizio Gallo, a Burtone è gia stata contestata l'accusa di omicidio preterintenzionale. La procura inoltre aveva presentato ricorso al tribunale del riesame per chiedere l'emissione della custodia cautelare in carcere. La decisione era maturata anche alla luce del video in cui si vedono le fasi dell'aggressione. "Sono stato sfortunato, non volevo... mi sembra di vivere un film". E’ questo il commento di Alessio Burtone, riferito dal legale Gallo, alla notizia della morte di Maricica. "Alessio - ha raccontato l'avvocato - da quando ha saputo che la donna era in coma irreversibile ha avuto un malore abbiamo chiamato un medico che ha constatato che ha avuto problemi psicofisici da stress emotivo e gli ha dato dai farmaci ansiolitici. Tutta la famiglia sta molto male, abbiamo sperato fino alla fine".  Gallo ha anche detto di aver fatto “acquisire al pm un video in cui un teste confermerebbe la versione del ragazzo. Domani – ha continuato l’avvocato – dovrebbero essere identificati e ascoltati dai carabinieri due testimoni".


IL MARITO. "Perché lui è a casa e non in carcere". Queste le uniche parole ripetute in continuazione da Adrien, il marito di Maricica. A riferirle il legale della famiglia Alessandro Di Giovanni che ha aggiunto: "finora non aveva mai fatto alcun commento o accenno sull'aggressore. Non ha detto altro, era molto concentrato nel suo dolore".

IL FRATELLO. "Vogliamo giustizia, vogliamo che l'aggressore vada in carcere". E' lo sfogo del fratello di Maricica, Giovanni Petroiu. "Siamo distrutti nei nostri cuori, nella nostra testa. Siamo dalla mattina alla sera in ospedale. Anche mio cognato è distrutto. E' una cosa terribile. Non abbiamo parole". Ricordando la sorella Giovanni ha proseguito dicendo: "Lavorava come infermiera, era felice, era una grandissima donna, buona di cuore".

ALEMANNO. "Ho appreso con grande dolore la notizia della morte di Maricica – ha commentato in una nota il sindaco di Roma Gianni Alemanno - . Purtroppo il miracolo in cui speravamo ancora oggi pomeriggio non è accaduto . Saremo vicini in ogni modo alla famiglia della vittima e con ancora più forza ribadisco che è inaccettabile che l'omicida rimanga ancora agli arresti domiciliari”. Nel pomeriggio, in merito ai momenti in stazione subito dopo l'aggressione,  il sindaco aveva detto che "guardando bene il video si tratta di due o tre persone che possono anche essere cadute in un equivoco perchè vedevano solamente una persona a terra e non avevano visto la colluttazione. Adesso spetta agli inquirenti valutare se c'è stata un'omissione di soccorso. Dopo un minuto comunque le persone si sono raccolte. Poi c'è l'atteggiamento di questo sottufficiale di Marina che è stato veramente encomiabile. Mi auguro che gli vengano dati tutti i riconoscimenti che merita".

CINECITTA'. "Alessio non è un assassino, lui e la sua famiglia sono brave persone". Nel quartiere di Cinecittà dove abita il ventenne che ha aggredito la donna romena, vicini di casa e amici hanno una sola voce: "Non lo ha fatto apposta". Un gruppetto di amici di Alessio racconta: "Ci abbiamo parlato su Facebook e ha detto che sta male, che l'ha colpita perchè aveva paura, la signora aveva messo le mani nella borsa". Quando nel pomeriggio i carabinieri sono arrivati a casa di Bortone - al momento agli arresti domiciliari - per il consueto controllo, tra molti serpeggiava il timore che potessero portarlo via. "L'ho visto nascere - dice un'anziana signora del suo palazzo - spero non lo portino in carcere, è un ragazzino, non se lo merita''.

venerdì, 15 ottobre 2010Aggiornato:venerdì, 15 ottobre 2010, 21:41