11/12/2018

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Libia. Ribelli: "Ad Al-Zawiyah almeno 50 morti"

Secondo un medico della città attaccata dalle forze pro-Gheddafi i morti sarebbero 30 e i feriti 200. Il consiglio nazionale dei ribelli, che oggi ha tenuto la sua prima riunione, si è dichiarato il "solo rappresentante" della Libia.

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Libia. Ribelli: "Ad Al-Zawiyah almeno 50 morti"

Libia

TRIPOLI (LIBIA) -  Ad Al - Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli, i morti si contano a decine a seguito dei ripetuti attacchi sferrati dalle forze leali al colonnello Gheddafi. Fonti dei ribelli hanno riferito che sono morte almeno cinquanta persone, mentre secondo un medico della città gli uccisi sono trenta e 200 i feriti. La città, lo ricordiamo, è in mano ai ribelli, ma oggi è stata bombardata e attaccata dai seguaci del colonnello con una quarantina di carri armati che si sono messi a sparare dappertutto - hanno riferito testimoni - anche sulle abitazioni. A guidare l'assedio sarebbero due battaglioni, uno dei quali un corpo d'elite comandato da uno dei figli di Gheddafi, Khamis; secondo la resistenza sarebbero stati respinti già due attacchi delle forze governative, che avrebbe sofferto numerose perdite fra morti e prigionieri.

CONSIGLIO NAZIONALE UNICO RAPPRESENTANTE. Intanto, sul fronte politico, il consiglio nazionale dei ribelli, che oggi ha tenuto la sua prima riunione, si è dichiarato il "solo rappresentante" della Libia e ha istituito un comitato di crisi formato da tre membri. Omar Hariri, uno degli ufficiali che prese parte al colpo di Stato di Gheddafi nel 1969, ma fu in seguito incarcerato, è stato nominato a capo dei militari. Ali Essawi, ex ambasciatore in India che ha lasciato l'incarico un mese fa, è stato nominato a capo degli Esteri. Mahmoud Jebril, che era stato coinvolto in un progetto tra intellettuali per stabilire uno stato democratico, è stato nominato a capo del comitato di crisi che ha lo scopo di ottimizzare il processo decisionale. Il consiglio nazionale, creato lo scorso martedì, è composto da 30 membri ed è guidato dall'ex ministro della giustizia, Moustapha Abdeljalil, una tra le prime personalità di rilievo a passare dalla parte dei rivoltosi già nei primi giorni della protesta.

UN TESTIMONE. "I combattimenti ad Al-Zawiya- ha riferito Abu Akeel, un testimone - si sono intensificati e i carri armati sparato su qualsiasi cosa si trovino di fronte: hanno bombardato case, ora stanno bombardando una moschea dove si nascondevano centinaia di persone". "Non possiamo andare a recuperare nessuno perché il bombardamento è molto intenso", ha aggiunto il testimone. un'altro abitante della città ha detto all'Afp che i carri armati sono dappertutto e che sparano sulle case". "Pregate per noi - ha aggiunto prima di troncare la comunicazione". Un sito di opposizione, al Manara, ha affermato da parte sua che nella città sarebbero entrati una quarantina di carri.

SPARATORIA CASERMA TRIPOLI. Intanto, sarebbe di di tre morti il bilancio di una presunta sparatoria avvenuta ieri all'interno della caserma di Tripoli dove è asserragliato da giorni Muammar Gheddafi. Lo riferisce il quotidiano panarabo Asharq al Awsat, citando "una fonte vicina a Gheddafi e ai suoi figli", precisando che lo scontro a fuoco sarebbe avvenuto ieri sera a Bab al Zziziya, base militare alla periferia sud della capitale libica. La fonte anonima, descritta come "un africano arabo che ha ottenuto la nazionalità libica per servire la rivoluzione di Gheddafi", riferisce di una "sparatoria con armi automatiche durata per circa venti minuti all'interno della caserma", tra l'ala dove sarebbero alloggiati i fedelissimi del colonnello, appartenenti alla tribù dei Maqariha, e il settore dove sarebbero stati invece isolati gli uomini di Abdallah Senussi, "deposto" capo dei servizi di sicurezza militari. i tre morti sarebbero - secondo la fonte - tra le file degli agenti di senussi, che sarebbe stato deposto nei giorni scorsi da Gheddafi.

ABBATTUTO AEREO E 2 ELICOTTERI PRO GHEDDAFI. Intanto, sul fronte orientale, alcuni insorti libici hanno riferito di aver localizzato un aereo militare governativo abbattuto nei pressi di Ras Lanuf, lo strategico centro petrolifero conquistato nella serata di ieri dalle milizie ribelli dopo furibondi combattimenti contro le forze lealiste. "Ho visto con i miei occhi l'aereo distrutto e i due piloti morti", ha raccontato uno dei rivoltosi, secondo cui i cadaveri erano ancora legati ai sedili con le cinture allacciate; uno aveva "la testa spappolata". Un altro ha precisato che forse i piloti a bordo erano anche piu' di due, ma che "i corpi erano a pezzi", e dunque risultava impossibile accertarlo. "Era un caccia", ha aggiunto. Frattanto, citando il proprio corrispondente sul posto, l'emittente televisiva 'al-Jazeera' ha reso noto che anche due elicotteri dei lealisti sono stati abbattuti a bin Jawad, piccolo agglomerato a 150 chilometri da Sirte conquistato in giornata dagli oppositori, che proseguono la loro avanzata verso ovest.

ATTACCO A RAJMA. Ieri 19 persone hanno perso la vita e 20 sono rimaste ferite nell'attacco sferrato dalle forze fedeli a Gheddafi contro un deposito di armi a Rajma, sobborgo alla periferia di Bengasi. Si tratta di una delle installazioni più importanti della regione. Le milizie insurrezionali avrebbero circondato il sito, erigendo cordoni di sicurezza perchè "la situazione rimane molto pericolosa" e "non ci si può avvicinare". 

ONU: "TRIPOLI CHIEDE SOSPENSIONE SANZIONI". Intanto, ha fatto sapere l'Onu, La Libia ha chiesto al Consiglio di sicurezza la revoca delle sanzioni imposte contro il regime di Gheddafi il 27 febbraio scorso per la repressioni delle proteste messe in atto dai suoi oppositori. In una lettera indirizzata al Consiglio, si sottolinea che il ricorso alla forza contro i manifestanti è stato "minimo" e che il governo è rimasto "stupefatto" per le misure varate sabato scorso. la lettera reca la data del 2 marzo ed è stata firmata da musa Mohammed Kousa, il responsabile del comitato popolare per le relazioni esterne (ministero degli esteri). Nella missiva, Tripoli chiede che l'interdizione all'espatrio e il congelamento dei beni di Gheddafi e del suo 'entourage' vengano "sospesi fino a quando la verità non verrà accertata".

sabato, 05 marzo 2011 Aggiornato: sabato, 05 marzo 2011, 19:27