14/12/2017

Polanski e i suoi 80 anni

Il regista polacco 18 di agosto compie 80 anni. Considerato tra i maggiori cineasti mai esistiti, è riuscito a combinare tutti questi elementi, dando corpo pellicole considerate, ancora adesso, veri e propri pilastri della cinematografia.

Polanski e i suoi 80 anni

Romy Schneider con Roman Polanski a Parigi il 3 febbraio 1980

 Per Polanski, nato Roman Lielblig a Parigi da un pittore ebreo polacco e da una casalinga russa nel 1933, quest'anno è senz'altro un momento di grandi soddisfazioni: con 'Venere in pelliccia', proposto in concorso all'ultimo festival di Cannes, ha ritrovato tutte le sue più autentiche ossessioni artistiche e il favore del pubblico, è atteso da omaggi in mezzo mondo, ha solo l'imbarazzo della scelta tra i progetti da sviluppare tra cui l'atteso 'D' sul caso Dreyfuss. Nel frattempo il cortometraggio 'A Therapy' con Ben Kingsley e Helena Bonham Carter è diventato un oggetto di culto che riassume bene, con un pizzico di ironia tipica del suo autore, tutte le nevrosi e le inquietudini psicanalitiche dell'artista.

LA SUA VITA, LA SUA STORIA - Della storia di Roman Polanski molto si sa: preoccupato del clima antisemita nella Parigi d'ante guerra, suo padre ritornò a Cracovia con la famiglia per poi finire nel dramma dell'olocausto quando i campi nazisti inghiottirono per sempre sua madre e rischiarono di lasciarlo orfano anche di padre.

EBREO AFFIDATO AD UNA FAMIGLIA CATTOLICA - Affidato a una famiglia cattolica polacca, il ragazzo riuscì a sopravvivere, come in parte racconterà nel suo film più conosciuto ('Il pianista', premio Oscar 2003), per poi rifarsi una vita a Varsavia dove firma a 22 anni il suo primo corto ('Rowen') e studia cinema diplomandosi nel '59 alla scuola di Lodz.


I COMUNISTI E ILCINEMA - Oppresso dal clima della Polonia comunista, da cui è comunque accettato perché ottiene successo all'estero, firma nel '62 il suo primo lungometraggio 'Il coltello nell'acqua' che diviene la bandiera di una 'Nouvelle vague' dell'est europeo. Tra Parigi e Londra dirigerà subito dopo 'Repulsion' con Catherine Deneuve, 'Cul de sac' imbevuto di suggestioni beckettiane, l'esilarante 'Per favore non mordermi sul collo' sul cui set conosce Sharon Tate diventata presto la sua seconda moglie.

LA TRAGEDIA - Emigrato in America (essere apolide è nel suo destino) raggiungerà il successo con titoli come 'Rosemary's Baby' del 1968. Un anno dopo, la sua vita è spezzata dalla furia omicida di Charles Manson, capo di una setta messianica, che irrompe nella sua villa di Los Angeles e massacra la moglie insieme ad alcuni amici. Polanski ritroverà a fatica un equilibrio e il successo grazie a 'Chinatown' del 1974, ma presto lascerà per sempre gli Stati Uniti lavorando in Gran Bretagna e stabilendosi tra Parigi e Londra.

UN MAESTRO DELLA CINEMATOGRAFIA - Oggi il suo cinema fa scuola nelle università e il suo stile è ovunque riconosciuto tanto che sono ben pochi i titoli 'minori' nella sua filmografia. Ma il tratto che più di tutti lo distingue è un vitalismo che si traduce nel montaggio spasmodico, nel virtuosismo delle riprese, nelle atmosfere sempre sospese tra conscio e inconscio, tanto che spesso le sue opere sono adottate nei corsi di psicanalisi.

RECLUSO PER ABUSO DI MINORE  - Due anni di reclusione coatta nello chalet di Gstaad, in Svizzera, dove ha dovuto attendere di regolare la sua ormai annosa battaglia con la giustizia americana che nel lontano '77 lo aveva mandato a processo (e condannato) per abuso di minore. Una dubbia e sordida storia senza vincitori né vinti che lo stesso Polanski ha avuto il coraggio di raccontare, dimostrando alla fine l'accanimento personale del giudice che lo accusava. Tra il 2009 e il 2010, mentre lavorava comunque ai suoi film come 'Ghostwriter' e 'Carnage', il grande regista polacco registrava una confessione di vita in piena regola, raccolta dalla telecamera del giornalista Andrew Braunberg e diventata film col titolo 'A film memoir'.

DEDICATO ALLA TERZA MOGLIE - Il suo ultimo film, un autentico atto d'amore per la terza moglie Emmanuelle Seigner, è tratto dal romanzo-feticcio di Leopoldo Von Sacher Masoch: Polanski gioca coi suoi fantasmi e mette in scena una vita in cui eccesso e desiderio, tormento e ironia vanno a braccetto. Oggi non vuole più sorprendere i benpensanti, piuttosto guarda se stesso e il mondo con il distacco dei grandi. Con la certezza che saprà ancora portare il pubblico sull'ottovolante della sua passione di bambino mai cresciuto, capace di giocare con l'incubo e il ricordo, l'emozione e la paura, come se fosse sempre la prima volta.martedì, 13 agosto 2013