22/01/2019

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Libia, i Paesi contrari all'intervento militare

La Germania di Angela Merkel non dà il suo sostegno all'azione militare, Cipro critica sull'uso di una delle sue basi, la Russia condanna l'attacco dopo i raid aerei: le ragioni dei Paesi che non appoggiano l'intervento militare.

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Libia, i Paesi contrari all'intervento militare

Angela Merkel

ROMA - Oltre a Russia, Cina, Brasile, India e Germania, i cinque Paesi che si sono astenuti dal voto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu che, il 17 marzo scorso, ha approvato la risoluzione 1.973 che autorizza l'imposizione di una "no-fly zone" sulla Libia "con tutti i mezzi a disposizione", incluso il ricorso all'uso della forza, anche altri Paesi si dicono contrari all'intervento militare contro il regime di Muammar Gheddafi.

TURCHIA. Sul fronte Nato, Ankara continua a frenare su un intervento in libia, nonostante da più parti si pressi l'Alleanza perché prenda il comando delle operazioni militari: secondo fonti diplomatiche, sarebbe questo ciò che è emerso dalla riunione dei 28 ambasciatori del Consiglio atlantico svoltasi oggi pomeriggio a Bruxelles. Il rappresentante turco avrebbe ribadito la contrarietà di Ankara alla "no-fly zone" e avrebbe chiesto di riesaminare il ruolo della Nato dopo la risoluzione 1.973 dell'Onu, principalmente alla luce delle perdite civili che i bombardamenti in corso potrebbero provocare.

CIPRO. Il presidente della Repubblica di Cipro, Demetrios Christofias, ad esempio, si è detto contrario all'uso della sua base ad Akrotiri per il decollo di aerei militari inglesi della Royal Air Force (Raf) che dovrebbero imporre il rispetto della "no fly zone", la zona di non sorvolo, sulla Libia. Ma ha anche riferito di non poter fare niente per evitarlo.

LE GARANZIE INGLESI. Il capo dello Stato ha dichiarato che "sfortunatamente queste basi godono di sovranità e, per poterle utilizzare, è sufficiente che la Gran Bretagna avvisi il nostro governo", che ha comunque mandato un messaggio a Londra nel quale ha espresso la propria contrarietà. La Gran Bretagna ha garantito che la base della Raf non sarà utilizzata per lanciare attacchi aerei contro la Libia né ospiterà mezzi aerei o personale di altri Paesi che fanno parte della coalizione militare anti-libica.

LEGA ARABA. La Lega Araba ha criticato i raid aerei della coalizione internazionale, che sono andati oltre il loro obiettivo dichiarato di imporre una "no-fly zone". Un obiettivo "diverso da quanto sta succedendo in Libia", ha detto il Segretario generale della Lega, Amr Mūsā. "Quello che vogliamo è proteggere i civili, non bombardarne altri", ha detto, reicordando che la risoluzione 1.973 afferma il divieto di ogni tipo di "invasione e di occupazione".

RUSSIA.
 Preoccupata per le sorti dei civili si è detta anche Mosca, che ha chiesto alla coalizione internazionale di non sferrare attacchi su obiettivi non militari e "non selettivi".

CINA.
Anche la Cina ha espresso il suo "rammarico" per gli attacchi della coalizione internazionale contro le truppe di Gheddafi. Pechino, insieme a Mosca, è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con diritto di veto. Il ministro degli Esteri cinese ha ribadito la ferma opposizione della Cina all'uso della forza in generale e in Libia in particolare, temendo perdite di vite umane. La Cina, ha detto Yang Jiechi, "non concorda con il ricorso alla forza nelle relazioni internazionali", sperando in una risoluzione diplomatica del conflitto.

domenica, 20 marzo 2011 Aggiornato: domenica, 20 marzo 2011, 19:53