25/10/2020

[an error occurred while processing this directive]

Islam, Procura di Torino: "Legittimo burqa in pubblico"

La Procura chiede l'archiviazione dell'inchiesta aperta nei confronti di una donna musulmana denunciata a Chivasso. Il pm: non viola legge, si rispettino le tradizioni religiose.

Islam, Procura di Torino: "Legittimo burqa in pubblico"

Sì al burka in pubblico

TORINO - L'uso del burka in luogo pubblico non viola la legge reale, a patto che la persona che l'indossa sia pronta a scoprire il volto in caso di controllo da parte delle forze di polizia. E' su questa base che la procura di Torino ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta aperta nei confronti di una donna di religione islamica che era stata denunciata a Chivasso (Torino) da un privato cittadino.

I MOTIVI. Il procuratore aggiunto Paolo Borgna, nella richiesta di archiviazione, ha fatto presente che la donna, di origine egiziana, indossa il burqa "in ossequio ai principi della religione islamica" e non per rendere difficoltoso il riconoscimento della sua persona, dal momento che, in diverse occasioni, alla richiesta delle autorità aveva regolarmente mostrato il volto. e allora il divieto di circolare a capo scoperto deve coniugarsi con il diritto di manifestare la propria fede e appartenenza religiosa.

LA DENUNCIA. A presentare la denuncia era stato un cittadino che si era presentato ai carabinieri segnalando di avere visto l'egiziana in un supermercato "coperta da un sudario scuro" che presentava "solo una fessura per gli occhi". L'uomo era anche in possesso della fotocopia della carta di identità (che, osservano i pm nella richiesta di archiviazione, si era procurata "chissà come") in cui la si vedeva con il viso scoperto ma il capo velato: questo per lamentare il rifiuto, da parte degli impiegati dell'ufficio anagrafe di Chivasso (Torino), di rilasciarle il documento di identità perché nelle foto tessera calzava un casco da cantiere. Ma in questo caso, per la procura di Torino, si tratta di un accessorio professionale che non ha nulla a che fare con un abito religioso. A questo proposito, la procura cita una circolare del ministero dell'interno del 1995 in cui la questione era già stata affrontata.

lunedì, 11 giugno 2012