08/12/2019

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La Camera concede la fiducia con 453 sì

Il governo di Enrico Letta ottiene la fiducia alla Camera con 453 sì, 153 no e 17 astenuti. I presenti sono stati 623, i votanti 606 e la maggioranza richiesta era di 304 voti.

La Camera concede la fiducia con 453 sì

Il tabellone luminoso della Camera

ROMA - Il Governo Letta incassa il voto di fiducia della Camera. L'ex segretario del Pd e i suoi 21 ministri ottengono 453 'sì (giunti da Pd, Pdl, Scelta Civica, e dalle componenti del Gruppo Misto Maie, Psi e Centro democratico) e 153 no (che arrivano da Fratelli d'Italia, Sel e Movimento 5 stelle).

LEGA. Ad aprire al nuovo esecutivo è invece la Lega. Il discorso di Letta "è un libro dei sogni", tuona Umberto Bossi in Transatlantico, è stato "molto deludente nei passaggi più attesi dalla Lega: macroregione e tasse da lasciare nelle regioni. Su questi temi daremo battaglia", gli fa eco, su Twitter, Roberto Maroni, ma alla fine il Carroccio decide di astenersi. "Abbiamo deciso di astenerci - spiega il capogruppo della Lega Nord aGiancarlo Giorgetti - ma non è una fuga dalle responsabilità o dalla realtà".

PDL. Poi sarà la volta del Senato, ma Letta sente già di poter tirare un sospiro di sollievo. I principali azionisti del Governo esprimono una più o meno cauta soddisfazione. Forte è quella che si percepisce nei volti e nelle parole dei rappresentanti Pdl. "Condivido il discorso di Enrico Letta dalla prima all'ultima parola - assicura il segretario, ora vicepremier, Angelino Alfano - sono contenuti tanti dei nostri valori, tante idee per le quali ci siamo battuti, dalla riduzione delle tasse, dall'azzeramento delle tasse per chi assume e per gli imprenditori che assumono giovani". Di esecutivo di "pacificazione nazionale" parla invece il capogruppo azzurro alla Camera Renato Brunetta. "Convinta e consapevole" anche la fiducia a Letta da parte dei centristi di Scelta Civica, mentre è proprio dal Pd che arrivano i toni meno trionfalistici.

PD. "Su questo Governo ho dei dubbi e con questi dubbi accompagnerò questo Governo", sintetizza Rosy Bindi intervenendo in aula. "Ci sono passaggi nella storia di un Paese in cui bisogna avere il coraggio di mettere prima di tutto l'interesse nazionale. Siamo in uno di questi passaggi - ammette invece il capogruppo Roberto Speranza durante le dichiarazioni di voto - Il Pd farà la sua parte nell'interesse nel Paese, ma rimane alternativo al centrodestra". Le defezioni alla granitica fiducia raggiunta dal Governo delle larghe intese arrivano proprio dai democratici. "Non ho votato la fiducia al Governo. Alla formazione di questo Governo obiettano la mia coscienza, la mia storia, le ragioni per le quali ho accettato la candidatura nel Pd come indipendente" spiega, su Facebook, il deputato Davide Mattiello. Non partecipa al voto nemmeno Pippo Civati, da sempre critico all'ipotesi Governissimo. "Il mio - scrive sul suo blog - è un giudizio negativo e pessimistico ma ho preferito non dichiararmi contrario in aula proprio per evitare una rottura che non è certo il mio obiettivo".

M5S. Il Movimento 5 Stelle ha detto no alla fiducia: "Voteremo favorevolmente quei provvedimenti di reale cambiamento, saremo un'opposizione seria, costruttiva e propositiva. Il nostro no alla fiducia non è un no a priori ma un no di chi non vuole accontentarsi del meno peggio" o "chiudere gli occhi davanti a questo inciucio. Il nostro no è un no informato, figlio di troppi scandali" ha detto Riccardo Nuti, vice capogruppo M5S alla Camera.
martedì, 30 aprile 2013