13/11/2019

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La durata di un amore è scritta nel cervello

Lo afferma uno studio della Brown University in cui i ricercatori hanno notato delle differenze nell'attivazione cerebrale nei sodalizi più solidi. Così come le zone del cervello attivate dall'amore coincidono, in parte, con quelle dell'odio.

La durata di un amore è scritta nel cervello

Robert Doisneau, Innamorati

NEW YORK - Conoscerela durata dela propria unione oggi si può, o perlomeno si tenta di capirlo con le nuove tecniche a disposizone. I ricercatori hanno sottoposto 12 soggetti, metà dei quali sono rimasti insieme al partner alla fine dell'esperimento, a risonanza magnetica del cervello mentre veniva mostrata loro una foto del partner e veniva loro chiesto di pensare alla persona amata. Le persone che mostravano una maggiore attività nell'area caudata, che reagisce di solito alla bellezza visuale, ma meno nella corteccia mediale orbitofrontale, legata invece alle critiche e ai giudizi, le relazioni tendevano a essere ancora in piedi a tre anni dall'esperimento. Sorprendentemente ma non troppo, sottolineano i ricercatori, le aree del piacere erano meno attivate nelle coppie solide, un fenomeno legato alla sazietà e alla soddisfazione. "Tutte le persone coinvolte nello studio provavano un amore molto intenso per il partner, e questo si vedeva nelle risonanze - spiega Arthur Aron, uno degli autori - ma c'è qualche sottile indicatore che mostra quanto fossero in realta' stabili questi sentimenti. Solo se l'amore si combina con una visione positiva del partner e con un'attitudine a moderare i conflitti il rapporto sembra essere realmente produttivo". Secondo gli esperti la scoperta potrebbe avere un risvolto 'pratico', aiutando ad esempio le coppie in crisi a capire meglio le origini dei conflitti.
AMORE E ODIO HANNO LO STESSO CIRCUITO CEREBRALE - Presso il laboratorio di Neurobiologia della University College di Londra è stata realizzata la mappatura dei “circuiti dell’odio” nel cervello umano. Sembra che le zone del cervello attivate dall’odio coincidano, in parte, con quelle attivate dall’amore. I ricercatori britannici hanno fotografato la mente di un gruppo di volontari impegnati a guardare la foto di qualcuno che detestavano con tutto il cuore, e hanno scoperto che il “circuito cerebrale” dell’odio si sovrappone, in parte, a quello dell’amore.
Ma è  veramente così sottile la linea che separa l’odio dall’amore anche nel nostro cervello? "Certamente sì - sotttolinea il prof. Michele Trimarchi, psicologo, fondatore della neuropsicofisiologia e presidente dell'International Society of Neuropsychophysyology (ISN) di Roma. -  Sono i nostri  due emisferi, con i due sistemi limbici che  producono tutti i sentimenti, di piacere, di odio, di rancore. L'amore, così come l'odio, è un meccanismo legato ai processi esistenziali di ogni essere umano. Amore e odio, come diceva Freud, fanno parte dell'istinto: uno di vita, legato alla sessualità, e l'altro di morte, legato all'aggressività e a quei sentimenti di distruzione".
ECCO COME TRASFORMARE L'ODIO IN AMORE - "Questa linea sottile che separa l'amore dall'odio - continua il prof. Trimarchi -  è data dalla mancanza di consapevolezza perchè, sentire piacere e amore verso qualcuno,  impegna il nostro cervello, in un determinato modo, e i nostri due sistemi limbici possono vibrare insieme e connettersi fra di loro risuonando. Nel momento dell'odio si ottiene invece la cosa contratraria. I ricercatori inglesi - precisa Trimarchi -  hanno potuto riscontrare che ne momento in cui si sente amore vengono attivate alcune aree mentre è meno attivata la zona cerebrale sinistra, quella della razionalità, delle strategie, dei ragionamenti. E' certo che  uno stato emozionale positivo ci libera dalla razionalità ma,  all'interno delle  stesse aree, così come possiamo richiamare in noi l'amore e  il piacere, possiamo progettare anche la distruzione o l'aggressività per quello che non possiamo avere, l'odio e amore consistono proprio in questo e sono legati da un filo sottilissimo. Ma amare o odiare dipende da noi,  dalla conspevolezza e dalla coscienza di quei valori che sono di tutti. Se noi diciamo amore, e siamo consapevoli di cosa significa amare, diventa un valore assoluto e qualsiasi negatività la possimao tradurre in positività. Si tratta quindi di gestire il proprio cervello e i propri sentimenti in rapporto con l'ambiente le persone che abbiamo intorno".mercoledì, 13 febbraio 2013