11/12/2018

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Arrigoni, confessano i militanti salafiti: uno è il killer

Lo riferiscono fonti investigative: solo uno sarebbe il killer, il secondo avrebbe fatto da supporto. Erano stati arrestati in matinata. Fonti del gruppo ultraintegralista: "E' stata una cellula impazzita". La salma domani in Italia attraverso l'Egitto.

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Arrigoni, confessano i militanti salafiti: uno è il killer

Vittorio con una bimba palestinese

GAZA CITY (PALESTINA) - Hanno confessato due dei militanti salafiti arrestati ieri dalla polizia di Hamas nella Striscia di Gaza nel quadro delle indagini sul rapimento e l'uccisione del volontario italiano Vittorio Arrigoni. Lo riferiscono fonti investigative locali, precisando che uno dei due è ritenuto il killer di Arrigoni, mentre l'altro ha ammesso di avere svolto un ruolo di fiancheggiatore nella logistica del sequestro.

L'ARRESTO DEI SOSPETTATI. Il portavoce del ministero dell'Interno di Hamas, Ihab Ghussein, aveva detto in mattinata che due sospetti erano stati arrestati in relazione al rapimento e assassinio di Vittorio Arrigoni, volontario pro-Palestina e giornalista ucciso a Gaza. Il portavoce aveva spiegato che erano in corso gli interrogatori e che le autorità stavano cercando altri militanti del gruppo ispirato ad al-Qaeda, ritenuto responsabile. Intanto domani o al più tardi lunedì la salma del giovane attivista rientrerà in Italia. Il valico di Erez, tra Gaza e Israele, rimane infatti chiuso nel weekend. Ieri i familiari avevano espresso il desiderio che il rientro della salma non avvenisse attraverso Israele ma attraverso l'Egitto.

SALAFITI: "É STATA UNA CELLULA IMPAZZITA".
Fonti di uno dei gruppi ultraintegralisti salafiti della Striscia di Gaza hanno ammesso oggi la responsabilità di una loro cellula "fuori controllo" nel rapimento e nella feroce uccisione dell'attivista italiano consumatisi giovedì nell'enclave palestinese. Le fonti, che parlavano a nome di "Al-Tawhid Wal-Jihad" - una della fazioni salafite più note di Gaza, ispirate agli slogan di Al Qaeda -, hanno negato che l'azione sia stata ordinata dai vertici del gruppo. "È stata una iniziativa incomprensibile, compiuta da una cellula impazzita, fuori controllo, e che contrasta con l'insegnamento dell'Islam e i nostri interessi", hanno detto le fonti, confermando che le milizie di Hamas hanno arrestato finora "almeno tre militanti" salafiti nell'ambito delle indagini sull'assassinio di Arrigoni. 

CHI È STATO?
Parlando del caso Arrigoni, alcuni esponenti di Hamas (che ha il governo di fatto sulla Striscia) non hanno mancato di richiamarsi nelle ultime ore alla retorica anti-israeliana, accusando gli assassini di "fare il gioco del nemico sionista". In termini concreti, però, la pista dei gruppi salafiti - che contestano lo stesso Hamas da posizioni ancor più radicali  -è stata indicata chiaramente a più riprese dietro il delitto, anche se la linea ufficiale ridimensiona il loro peso a quello di "degenerati" ed "elementi isolati". 

FATWA EMESSA A GAZA CONDANNA IL CRIMINE.
Un comitato di teologi islamici ha emesso oggi a Gaza una Fatwa (decreto religioso islamico) in cui afferma che l'omicidio del cooperatore italiano è "un crimine contro l'Islam" e per di più "fa il gioco del nemico sionista (Israele)". Il decreto, il cui contenuto e' stato trasmesso alla stampa, è stato firmato dal comitato dei teologi islamici, organo che, secondo fonti informate a Gaza, non è formalmente legato al governo di fatto di Hamas ma i cui membri, al fianco di altri considerati indipendenti, sono in maggioranza legati a questo movimento islamico.

IL PREMIER DI HAMAS: "E' UN NOSTRO MARTIRE". "Non ci sono parole per esprimere la condanna di un crimine così efferato, che non rappresenta il popolo palestinese". Il capo del governo della Striscia, Ismail Hanyeh, non usa mezzi termini per condannare l'assassinio del pacifista italiano promettendo che "sarà fatta giustizia". "Abbiamo fatto tutto il possibile per cercare di ritrovarlo prima di quel drammatico epilogo - afferma Haniyeh in un intervista al quotidiano La Repubblica -. Vittorio è un nostro martire". Al momento, fa sapere il premier, "abbiamo arrestato diverse persone, tre di queste sono direttamente coinvolte con il sequestro, ma la caccia continua. E voglio dire a tutto il popolo italiano che non si fermerà fintanto che tutti i responsabili non saranno portati davanti al giudice per subire la condanna che si meritano. L'ho promesso a sua madre". Hanyek fa sapere che una strada della Striscia porterà "presto" il suo nome.

CORTEI IN TUTTA ITALIA.
Manifestazioni e cortei spontanei si sono organizzati poche ore dopo la notizia della morte di Arrigoni in Palestina e in diverse città d'Italia. A Gaza una manifestazione è degenerata in scontri fra palestinesi che si sono avvicinati troppo al confine e forze israeliane. In memoria di Vittorio ieri sera una fiaccolata ha sfilato per le vie di Gaza City per iniziativa di gruppi di tutela dei diritti umani, associazioni professionali palestinesi e organizzazioni non governative. In testa al corteo esposte, una accanto all'altra, una bandiera italiana e una palestinese. In Italia in molte città organizzati diversi cortei per testimoniare lo sgomento per l'uccisione di "Vik" il nomignolo con cui veniva chiamato. In tanti si sono ritrovati ieri pomeriggio nelle piazze di Milano, Genova, Brindisi, Rimini, Lecco, Torino e Napoli e a Roma, davanti al Colosseo, lo striscione: "Con Vittorio nel cuore, restiamo umani". 

TRAGICO EPILOGO. Strangolato poco dopo il sequestro. È finita così, in tragedia, l'avventura di Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano rapito ieri mattina nella Striscia di Gaza da un commando ultra-estremista salafita. Il suo corpo, senza vita è stato trovato in un appartamento di Gaza City dai miliziani di Hamas: a conclusione di un'irruzione compiuta nel cuore della notte e diverse ore prima della scadenza dell'ultimatum, che i sequestratori avevano fissato alle 16 di venerdì, per il rilascio dei loro “confratelli” detenuti pena l’uccisione dell'ostaggio. Secondo un primo esame del corpo, Arrigoni, 36 anni, sarebbe stato ucciso con un cavo metallico o qualcosa di simile. Il suo corpo resta per il momento a Gaza, vegliato in quello stesso ospedale Shifa che Vittorio conosceva bene perché era solito accompagnare ambulanze con i feriti ai tempi dell'offensiva israeliana “Piombo Fuso” di due anni fa.

sabato, 16 aprile 2011