23/04/2019

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Sempre più bambini testimoni di violenze in famiglia

Quasi 700 mila donne vittime di violenze dal partner la metà delle quali commesse davanti ai propri figli. Secondo il rapporto di Save The Children: "conseguenze psicologiche gravi" sui minori, "serve una legge che preveda lo specifico reato".

Sempre più bambini testimoni di violenze in famiglia

Violenza domestica sulle donne

ROMA - In Italia sono almeno 400 mila i minori vittime della cosiddetta violenza assistita di genere, cioè di violenze, maltrattamenti fisici, psicologici, economici perpetrati sulle loro madri, per lo più da mariti e partner all'interno delle mura domestiche, e di cui i bambini sono indifesi e vulnerabili spettatori. A sostenerlo sono Save The Children e garante dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Lazio nel rapporto “Spettatori e vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza lo subiscono”. La stima si basa su dati Istat e coincide con i dati forniti dal Cismai-Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia nell'ambito delle ricerche condotte negli ultimi anni sui bambini testimoni di violenze all'interno della famiglia.

700 MILA DONNE VITTIME, 400 MILA DAVANTI AI PROPRI FIGLI. Secondo i dati presentati, si stimano in 6 milioni e 743 mila le donne fra i 16 e i 70 anni - ovvero il 31,9% delle donne in questa fascia d'età - ad aver subito nella propria vita una violenza: di tipo fisico (il 18,8%), sessuale (23,7%), psicologico (il 33,7%) o di stalking (il 18,8%). Il 14,3% dichiara di averla subita dal proprio partner. Tra le donne che hanno subito violenze ripetute da partner sono 690 mila quelle che avevano figli al momento della violenza. La maggioranza di esse - il 62,4% - ha dichiarato che i figli sono stati testimoni di uno o più episodi di violenza. Si può dunque stimare in almeno 400 mila il numero di bambini costretti ad assistere alle violenze sulla propria madre. Nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso. Nel 15,7% dei casi le donne valutano che esista il rischio di un coinvolgimento diretto dei figli nella violenza fisica subita dalle madri, secondo la seguente suddivisione: raramente (5,6%), a volte (4,9%), spesso (5,2%).

"È ormai dimostrato - afferma Raffaela Milano, responsabile programmi Italia-Europa Save The Children - che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza: è importante che questa consapevolezza raggiunga tutti i settori della società e non resti confinata fra gli addetti ai lavori e gli operatori”. Milano fa notare il delicato aspetto delle madri che "talvolta negano che i figli possano subire conseguenze dall'assistere alla violenza e tendono a difendere i partner sostenendo che con i figli non sono violenti": secondo la Responsabile Save The Children, però, “in realtà un bambino percepisce anche i segnali meno visibili delle violenza, anche il rumore di un piatto rotto, delle urla soffocate, o i silenzi terribili che seguono una lite”. Negare avrebbe come conseguenza una maggiore difficoltà nell'emersione della sofferenza e del disagio del minore, con più difficoltà nella cura e nell'aiuto.

Durante l'iniziativa, che si inserisce nel quadro del progetto europeo “Daphne III” (minori vittime di violenza assistita di genere in ambito domestico. Analisi dell'efficienza del sistema di protezione), Save The Children e garante infanzia e adolescenza della regione Lazio hanno ricordato l'importanza del ruolo delle istituzioni, chiedendo loro lo stanziamento di adeguate risorse economiche per sostenere la rete dei servizi (operatori sociali, autorità giudiziaria, forze dell'ordine). Sul versante legislativo, è stato notato che manca in Italia una normativa che faccia esplicito riferimento all'esposizione dei bambini alla violenza nelle sue varie forme come reato: “per poter rafforzare la tutela e la protezione di minori vittime di violenza assistita - affermano gli organizzatori - è auspicabile richiedere un aggiornamento legislativo per il riconoscimento della condizione di vittime della violenza assistita”. In forma positiva viene giudicato il varo del piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking, come pure la volontà di realizzare campagne di comunicazione sul tema della violenza di genere volte alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

NEL LAZIO PIÙ CASI E PIÙ DENUNCE. Il fenomeno della violenza domestica femminile appare più accentuato nel Lazio che però resta la regione in cui si fanno più denunce (l'8% delle donne): storicamente è anche intervenuta prima per fronteggiare il problema della violenza sulla donna. I dati del rapporto sono elaborazioni provenienti da fonte Istat, su tre regioni specifiche (Piemonte, Lazio e Calabria, in rappresentanza delle rispettive aree geografiche, nord, centro e sud). Rispetto alla media nazionale, i dati regionali sulla violenza nei confronti delle donne evidenziano alcune differenze: nel Lazio per esempio il fenomeno appare più accentuato con il 16,3% delle donne fra i 16 e i 70 anni vittime di violenze dal partner, a fronte del 13,9% del Piemonte e il 10,1% della Calabria. Ad aver sporto denuncia dopo la violenza subita sono il 5,8% delle donne in Piemonte e il 4,2% in Calabria. La regione Lazio è stata la prima in assoluto a legiferare per fronteggiare il problema della violenza sulla donna, mentre Piemonte e Calabria hanno emanato il loro primo atto normativo (e per la Calabria anche l'unico) nel 2007.

Save The Children fa notare che per quanto riguarda la considerazione dei minori che assistono alle violenze sulle madri, manca invece una decisa presa d'atto e conseguenti misure normative sulla violenza assistita, di cui vi è traccia solo in un atto legislativo della regione Piemonte. Quest’ultima infatti è l'unica delle tre regioni esaminate ad aver dato disposizioni normative, con delibera di giunta n. 42/29997 del 2000, a favore di minori vittime di abuso e maltrattamento. Attraverso questa delibera sono stati creati nuovi servizi, e potenziati quelli preesistenti, per contrastare la violenza nei confronti dei minori, compresa la "violenza assistita". Sul versante dei finanziamenti poi emerge una difficoltà comune a tutte e tre le regioni a garantire certezza dei finanziamenti e si assiste piuttosto ad una loro progressiva riduzione.

Durante la conferenza è stato presentato il video di sensibilizzazione frutto della consultazione di un gruppo di ragazzi e ragazze di Roma, coinvolti da Save The Children e dal garante dell'infanzia: il video utilizza il tratto grafico del cartoon e vi si vede un bambino che guarda un cielo sereno dove due nuvole assumono i tratti di un uomo e una donna: mamma e papà. Lentamente le sagome cambiano posizione, con il braccio del padre che si alza sulla mamma. Il cielo si oscura e sul viso del bimbo appare una lacrima. In sottofondo “hoppipolla”, canzone del gruppo islandese dei Sigur Rós che ne hanno gratuitamente concesso l'utilizzo.

martedì, 22 febbraio 2011