Esteri
-
Oklahoma, Napolitano scrive a Obama: "Italia vi è vicina"
-
Il tribunale dei ministri vuole indagare la Lagarde
-
Papa prega per l'Oklahoma: "Dio consoli genitori che hanno perso i figli"
-
Egitto, rilasciati gli ostaggi rapiti in Sinai
-
Gran Bretagna. La Camera dei Comuni dà l'ok alle nozze gay
-
Si suicida a Notre-Dame uno storico scrittore di destra
-
Sant'Anna di Stazzema, "no alla riapertura delle indagini"
-
Cei: "Basta campagna elettorale permanente"
-
"Non era esorcismo, ma una semplice preghiera"
La Serbia va al voto
sognando l'Europa
Urne aperte per presidenziali, legislative, municipali e regionali. Si sfidano lo schieramento filoeuropeista che fa capo a Boris Tadic (a destra nella foto) e Tomislav Nikolic, nazionalista. Al voto anche il Kosovo, del quale Belgrado non riconosce l'indipendenza.

Nikolic e Tadic
BELGRADO - La Serbia va al voto e deciderà non solo i suoi amministratori centrali e locali, ma anche il suo futuro ruolo in Europa. A sfidarsi sono due schieramenti, quello riformista e filoeuropeo che fa capo al presidente Boris Tadic e il fronte conservatore di ispirazione nazionalista guidato da Tomislav Nikolic; i due sono candidati di punta anche del voto presidenziale.
IL VOTO E IL RUOLO DEL PAESE IN EUROPA. I serbi voteranno per presidenziali, le legislative, le municipali e le regionali in Voivodina, regione nel nord. A dominare la campagna elettorale, non solo la crisi economica ma anche e soprattutto le prospettive di integrazione europea della Serbia, che lo scorso marzo ha fatto un importante passo avanti ottenendo da Bruxelles lo status di paese candidato all'adesione. Ma la popolazione è più interessata alle tematiche del lavoro e del Welfare, anche perché nel Paese il tasso di disoccupazione è del 24%.
I SONDAGGI. Gli ultimi sondaggi danno Tadic leggermente in vantaggio al primo turno (36% rispetto al 35%), anche se sembra scontato che nessuno dei due otterrà oggi il 50% più uno dei voti e sarà necessario il ballottaggio a distanza di due settimane, il 20 maggio. Anche nel voto parlamentare (18 partiti in lizza) sono Tadic e Nikolic i protagonisti principali, con le loro formazioni politiche - il Partito democratico (Ds) del presidente uscente e il Partito del progresso serbo (Sns) del capo dell'opposizione - largamente in testa nei favori degli elettori.
IL DUELLO TADIC-NIKOLIC. Né Tadic, né Nikolic sono in grado di governare da soli (stando ai sondaggi) e avranno quindi bisogno di un alleato per formare il governo. Sarà quindi determinante l'appoggio del Partito socialista serbo (Sps) del ministro dell'Interno Ivica Dacic, uno dei politici più popolari nel Paese. Gli osservatori ritengono che le difficoltà maggiori per la ricerca di alleati le avrebbe comunque Nikolic. Il presidente Tadic - dimessosi anticipatamente per consentire l'accorpamento in un'unica tornata elettorale di presidenziali e legislative, risparmiando così fondi preziosi in tempo di crisi - ha condotto la sua campagna sul leit-motiv della continuità del programma di riforme, necessario a far proseguire la Serbia sulla strada verso la Ue. Nikolic invece ha cercato di capitalizzare l'insoddisfazione popolare generata dalla crisi, additando nella politica del governo il primo responsabile della difficile condizione del paese.
KOSOVO. In Serbia, nei programmi elettorali è rimasta più in sordina la questione del Kosovo, Stato che ha proclamato l'indipendenza ma che non è mai stato riconosciuto da Belgrado. Nel Paese vive una minoranza di circa 120 mila serbi (sul totale di 2 milioni di abitanti, in stragrande maggioranza albanesi), particolarmente massiccia nel nord del Paese. Come ha detto a Pristina il portavoce dell'Osce Nikola Gaon, sono circa 109 mila i serbi del Kosovo che potranno votare nei 90 seggi allestiti in 28 località. Non si terranno invece in Kosovo le elezioni municipali.