11/12/2018

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Sofri, dalla Normale di Pisa al carcere per il delitto Calabresi

La controversa figura dell'uomo che balzò per la prima volta agli onori delle cronache per un battibecco con il segretario del Pci Palmiro Togliatti, in visita alla sua univesrità.

Sofri, dalla Normale di Pisa al carcere per il delitto Calabresi

Omicidio Calabresi in prima pagina

ROMA - Per l'omicidio del Commissario Calabresi, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972, Adriano Sofri si è sempre dichiarato innocente. Il suo è stato uno dei casi più controversi della storia giudiziaria italiana. Condannato nel 1990, e nel 1997 in via definitiva, con Ovidio Bompressi (che ha ricevuto la grazia dal capo dello Stato nel 2006) e Giorgio Pietrostefani (latitante in Francia), l'ex leader di Lotta Continua, gli ultimi cinque anni di detenzione li ha trascorsi agli arresti domiciliari, nella sua casa all'Impruneta, sulle colline vicino a Firenze, per motivi di salute, dopo un ricovero d'urgenza e un delicato intervento all'esofago. Il 24 gennaio del 2000, al termine dell'ottavo processo per l'omicidio Calabresi, la Corte d'Appello di Venezia aveva rigettato l'istanza di revisione del processo e confermato la condanna a 22 anni. Negli anni di reclusione ha fatto sentire la sua voce dalle pagine dei giornali, collaborando con La Repubblica, Panorama, Il Foglio, e scritto numerosi libri.

LOTTA CONTINUA. Nato a Trieste il primo agosto del 1942, iscritto alla facoltà di Lettere della Scuola Normale di Pisa, da cui venne espulso nel 1963 perché sorpreso in una stanza con la ragazza che sarebbe poi diventata sua moglie, Sofri si laureò comunque nel 1964. Nel '63  fu anche protagonista di un celebre botta e risposta con l'allora segretario del Pci, Palmiro Togliatti, in visita alla Normale. Protagonista della stagione del 1968, ha fondato a Massa “Il potere operaio” che si distingueva per quell'articolo “Il” dal movimento della sinistra extraparlamentare “Potere Operaio”, con ai vertici Franco Piperno, Oreste Scalzone e Toni Negri. Nell'autunno caldo del 1969 diede vita e diventò leader a Torino di “Lotta Continua” che nel 1972 diventò anche un quotidiano. Con gli altri capi del movimento, Guido Viale, Mauro Rostagno, Alex Langer e Marco Boato, fu promotore di molte inchieste di controinformazione sull'ordine pubblico e il terrorismo nero.

OMICIDO CALABRESI. Fra le campagne più dure proprio quella condotta contro il commissario Luigi Calabresi, accusato da Lotta Continua di essere il responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dalla finestra della questura di Milano, dopo l'arresto nelle ore successive alla strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre del 1969.    Dopo aver sciolto Lotta Continua nel 1976 e condannato il terrorismo e i Nuclei armati proletari, Sofri -che ha due figli, Nicola e Luca, quest'ultimo giornalista- si è dedicato agli studi e alla scrittura durante le vicende processuali.

lunedì, 16 gennaio 2012