08/12/2019

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Trent'anni fa la tragedia di Alfredino, l'agonia in tv

Scivolò in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma, e morì dopo tre giorni. Anche l'allora presidente Sandro Pertini andò sul posto.

Trent'anni fa la tragedia di Alfredino, l'agonia in tv

Sandro Pertini a Vermicino, mentre i soccorsi
tentano di salvare Alfredino

ROMA - Palazzi, villette e un monumento oggi coprono il terreno che intrappolava l'eco delle urla di un bambino di sei anni. Era la voce di Alfredino Rampi: trent'anni fa scivolò in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma, nel quale rimase sepolto vivo. In quei tre giorni di giugno del 1981, a sperare assieme a migliaia di persone c'era anche Sandro Pertini in lacrime al fianco di Franca Rampi. "Spero che la vicenda di mio figlio possa almeno servire ad aiutare altre vite", ha spiegato Franca. Il suo dolore è presto diventato dignità, per poi trasformarsi in coraggio e impegno. "Se non ci fosse stato il centro Rampi sarei impazzita. Invece adesso ho la forza di andare avanti, affinché non si ripetano più tragedie del genere".

IL CENTRO ALFREDINO RAMPI. Dal 1981, nel centro Alfredino Rampi circa 240mila bambini e ragazzi partecipano ad incontri con i professionisti della sicurezza, come vigili del fuoco, volontari della protezione civile, speleologi e poliziotti. L'obiettivo è creare un villaggio della sicurezza dove simulare situazioni pericolose", spiega il vice presidente dell'associazione, Daniele Biondo.


LA DIRETTA DELLA SCONFITTA. Allora, invece, c'era inesperienza e improvvisazione. il coraggio e la tenacia non bastarono e i tg mandarono in onda la lunga diretta della sconfitta. Ma quella trappola era una sorta di buco nero dal quale anche l'Italia stessa forse non è più uscita: da Cogne ad Avetrana, il primo "Grande fratello" ha esordito sbirciando tra il fango, le lacrime e i venditori ambulanti di bibite che sfamavano fiumi di gente giunta sul posto. Allora, invece, c'era inesperienza e improvvisazione.

I SOCCORRITORI.
Maurizio Bonardo, l'allora caposquadra della centrale di Roma dei Vigili del Fuoco, non si da' pace per "La promessa non mantenuta". "L'immagine della sagoma di Alfredino ricoperta dal fango non la dimenticherò mai - dice - al padre, Nando, ripetevo stai tranquillo, riporterò su tuo figlio. Purtroppo non è stato così. Il momento più brutto è stato quando abbiamo dovuto lasciare quel posto. Se fosse successo oggi - ripete - invece, con le nuove tecnologie avremmo potuto agire più rapidamente". Molti dei soccorritori in prima linea, come Tullio Bernabei, capo speleologo dei soccorsi che allora aveva solo 22 anni, ricordano ancora quella sensazione di impotenza, che ha prodotto "senso di colpa", un rimpianto che scava una "ferita non rimarginabile". "E' mancata la riflessione tra tecnici. Forse si poteva contare di più su di noi - spiega Bernabei - per me questa vicenda è come un tabù”. Angelo Licheri, fattorino di una tipografia, ribattezzato l' “uomo ragno”, dopo essersi proposto per i soccorsi, era riuscito a resistere 45 minuti in quelle viscere appeso a una corda e a testa in giù. Ha parlato ad Alfredino raccontandogli favole, mentre nel frattempo gli toglieva il fango dagli occhi e dalle labbra. Quando Licheri è risalito era solo e in pessime condizioni. "Lo afferravo e scivolava via, non potevo fare nulla", racconta Licheri, che oggi a 67 anni è su una sedia a rotelle.venerdì, 10 giugno 2011