Esteri
-
Sospesi due quotidiani, l'editore: "E' censura"
-
La regina Elisabetta potrebbe andare dal Papa in autunno
-
Spari contro autobus, muore ragazzina di 14 anni
-
"Damasco ha puntato i missili su Tel Aviv"
-
Tunisia: scontri salafiti-polizia, morto un manifestante
-
Papa Francesco: "La Chiesa non si divida". E prega per i terremotati dell'Emilia
-
Ban Ki-moon: "Il lancio di missili è una provocazione"
-
Raid aerei su Qusseir: almeno 13 morti
-
Pakistan: uccisa vicepresidente del secondo partito del Paese
Israele, uccisa da carro armato. Ma per Tel Aviv cercò la morte
La Corte d'Appello di Haifa ha respinto la richiesta di risarcimento, avanzata dai genitori di Rachel Corrie: per i giudici è stata lei stessa "a mettersi in una situazione di pericolo". La ragazza era arrivata a Rafah nel 2003 e aveva tentato di impedire a una ruspa militare di spianare un'area.

Rachel Corrie
TEL AVIV - Uno spiacevole incidente": così i giudici israeliani hanno chiuso il processo per la morte di Rachel Corrie, la 23enne americana schiacciata nel 2003 da una ruspa dello Stato ebraico mentre faceva da scudo umano contro la demolizione di alcune case palestinesi.
IL RICORSO DEI GENITORI. Erano stati proprio il padre e la madre di Rachel a far ricorso contro lo Stato israeliano, intentando una causa civile con l'accusa di essere responsabile dell'uccisione della figlia e di non aver condotto un'indagine credibile. Rachel Corrie "si mise da sola e volontariamente in pericolo", ha però sentenziato il giudice Oded Gershon, del tribunale distrettuale di Haifa, respingendo la richiesta di indennizzo di Craig e Cindy Corrie. I genitori della ragazza avevano chiesto un solo euro come risarcimento simbolico. "Sono ferita, siamo profondamente turbati", è stato il commento della madre, con le lacrime agli occhi. "E' un giorno davvero brutto non solo per la nostra famiglia ma per i diritti umani, per l'umanità, per la legge e anche per Israele", ha detto Ciny ai giornalisti.
L'ATTIVITA' DI RACHEL. Attivista dell'International Solidarity Movement - lo stesso in cui militava Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza l'anno scorso - Rachel era originaria di Olympia, nello Stato di Washington. Il 16 marzo 2003, assieme ad altri compagni, stava cercando di ostacolare le operazioni di demolizione israeliane a Rafah, nel sud della Striscia, al confine col Sinai. Operazioni che, durante la seconda Intifada, avevano - secondo lo Stato ebraico - l'obiettivo di fermare gli attacchi contro i coloni ebrei. Quel giorno Rachel Corrie aveva una pettorina arancione a bande bianche fosforescenti e si era piazzata di fronte alla casa di un medico palestinese, un suo amico. Secondo la testimonianza di Tom Dale, attivista presente sulla scena, era tutt'altro che invisibile. In questi anni la figura di Rachel Corrie è divenuta, nei Territori e fra gli attivisti filo-palestinesi, un simbolo della lotta non violenta contro la occupazione israeliana.