08/12/2019

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Watergate, 40 anni fa lo scandalo degli scandali

Era il 17 giugno 1972 quando cinque finti "idraulici" furono arrestati nella sede del partito democratico. Due anni dopo, il presidente Nixon fu costretto alle dimissioni, caso unico nella storia degli Usa. A rivelare tutto al mondo due giornalisti divenuti leggendari, Carl Bernstein e Bob Woodward.

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Watergate, 40 anni fa lo scandalo degli scandali

Richard Nixon in tv annuncia le dimissioni

NEW YORK - 17 giugno del 1972: cinque finti ''idraulici'' vengono arrestati mentre scassinano l'ingresso degli uffici del partito democratico a Washington, nel palazzo di uffici del centro Watergate. Inizia così lo scandalo più celebre della storia degli Stati Uniti. Sono ormai passati esattamente 40 anni, ma l'America ancora si interroga sui fatti che, in due anni, portarono per la prima e unica volta nella storia alle dimissioni un presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, nell'agosto del 1974. A rivelare al mondo i segreti di quella intricata vicenda furono due giornalisti divenuti leggendari Carl Bernstein e Bob Woodward. A 40 anni di distanza, sulle pagine del Washington Post, Bernstein e Woodward forniscono risposte spietate: la Casa Bianca di Nixon fu ''una impresa criminale'' e il 37/mo presidente ''fu molto peggio di quanto pensassimo''.

LE ZONE D'OMBRA. Nixon ottenne il perdono presidenziale dal suo successore Gerald Ford per tutti i crimini che aveva commesso o che avrebbe potuto commettere durante il suo mandato, mentre una cinquantina di suoi collaboratori furono condannati. Ma non tutto è stato chiarito. Quarant'anni dopo il Watergate, esperti e protagonisti del peggiore scandalo politico degli Stati Uniti nel ventesimo secolo temono che la lezione di allora sia andata dispersa e che il potere di Washington sia tornato a essere schiacciante come allora, sfruttando la paura del terrorismo. Alcuni giorni fa il Dipartimento della Giustizia si è detto contrario alla diffusione di registrazioni e documenti segreti che potrebbero gettare nuova luce sulla vicenda. Il giorno della morte di Nixon, il 22 aprile del 1994, l'allora presidente Bill Clinton a sorpresa ordinò che tutte le bandiere sugli edifici pubblici dell'unione sventolassero a mezz'asta e affermò che era morto ''un patriota, un uomo di grande intelligenza e tenacia; che ha commesso errori ma la cui vita politica dovrà essere giudicata nella sua interezza''. E a lavorare per fornire gli elementi affinché il giudizio della storia sul suo operato non sia concentrato solo sullo scandalo Watergate è stato, fino all'ultimo, lo stesso Nixon, che si è occupato con grande dedizione alla biblioteca-museo che porta il suo nome, nei pressi di Los Angeles. Ma tra le cose che Bernstein e Woodward gli rimproverano, c'è proprio l'aver condotto ''una guerra contro la storia'', tentando ''instancabilmente di minimizzare lo scandalo''.


"NIXON PERSE AUTORITA' MORALE". Woodward e Bernstein hanno sottolineato gli ''enormi'' crimini commessi da Nixon e dalle tante ''guerre'' dal lui avviate, contro il movimento pacifista, la stampa, i Democratici che minacciavano la sua elezione al secondo mandato. ''Quello che scoprimmo era che la Casa Bianca era diventata un'impresa criminale'', ha detto Bernstein alla CBS. Nei suoi cinque anni e mezzo di presidenza, secondo i due giornalisti, Nixon ha lanciato e condotto guerre sovrapposte anche contro il movimento che si opponeva alla guerra del Vietnam, contro i media, il partito democratico, il sistema della giustizia. Lo Scandalo Watergate fu quindi di fatto ''uno sfacciato e audace assalto condotto da Nixon contro il cuore della democrazia americana: la Costituzione, il nostro sistema di libere elezioni, lo stato di diritto''. Secondo i due giornalisti, il cui lavoro fu premiato con il Pulitzer, Nixon ''perse l'autorità morale di presidente'' e le registrazioni segrete dei suoi colloqui e ciò che rivelarono ''probabilmente saranno la sua più duratura eredità''. Nel suo blog su Huffington Post, Nancy Wurtzel nota che storici e giornalisti stanno ancora passando al setaccio montagne di carte e nastri della presidenza Nixon. Per capire davvero cosa fu lo scandalo Watergate, a suo dire, 40 anni non sono sufficienti, la storia richiede un secolo o più, per avere una necessaria adeguata prospettiva.

I "WATERGATE" DI OGGI. Secondo Steve Billet, professore della George Washington University, gli americani hanno sempre coltivato una salutare sfiducia nei confronti del governo. Ma quando è scoppiato il caso Watergate, ''il potere è diventato il nemico numero uno. Si era avverata la profezia secondo al quale il potere minaccia la nostra libertà e lo faceva sul serio''. In un intervento scritto per il New York Times, John Dean, all'epoca consigliere di Nixon, ha messo in guardia sulla possibilità che si faccia ritorno agli abusi di potere, come conseguenza degli attacchi terroristici dell'11 settembre del 2001. ''La paura del terrorismo ha giustificato un livello di potere presidenziale che Nixon poteva solamente sognare'', ha detto Dean, ricordando una lunga lista di eccessi: gli abusi di Ronald Reagan nella vicenda Iran-Contra, le menzogne di Bill Clinton nell'affaire Monica Lewinsky, la guerra di George W. Bushin Iraq giustificata con falsi documenti dell'intelligence e il fatto che Barack Obama abbia continuato ad avvalorare la detenzione di cittadini americani solo sulla base di una sospetta minaccia terroristica. E a quarant'anni di distanza potrebbe scoppiare un'altra bomba. ''E' facile immaginare un altro Watergate'', ha fatto notare Thomas Mallon, autore del libro ''Watergate: A Novel'' uscito lo scorso febbraio. ''I potenti hanno imparato a essere più cauti, ma a un certo punto della storia uscira fuori qualche scandalo che eclisserà il Watergate''.

L'EREDITA' LINGUISTICA. Di certo, secondo molti linguisti, un'eredità c'è però già ben visibile sui giornali, dove ogni scandalo si guadagna immancabilmente il suffisso 'gate'. E' stato, ad esempio, il caso di Clinton con il Monicagate, ma l'usanza ha varcato anche gli oceani e pure in Italia c'è stato ad esempio il Rubygate. Martha Brockenbrough, fondatrice della 'Society for the Promotion of Good Grammar', sostiene che il fenomeno ''rivela qualcosa: ci sono stati negli ultimi 40 anni scandali che ci hanno dato un nuovo modo per far riferimento a qualcosa di scandaloso?'' la risposta è no. Come dire che il Watergate è ormai da anni per gli americani e non solo l'essenza stessa dello scandalo politico.

domenica, 17 giugno 2012