18/10/2019

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Libia, ministro dell'Interno: "Sono vivo e passo coi rivoltosi

Abed Al-Fatah Yunis, dato per morto da Gheddafi, in un video rilanciato da Al Jazeera ha invece annunciato la propria defezione dal governo. Intanto il presidente del parlamento assicura: "Ristabilito l'ordine nel paese".

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Libia, ministro dell'Interno: "Sono vivo e passo coi rivoltosi

Un primo piano del Colonnello

TRIPOLI - Il ministro dell'Interno libico Abed Al-Fatah Yunis, che era stato dato per assassinato a Bengasi nel discorso di Gheddafi, ha annunciato la propria defezione dal governo e il suo appoggio alla “rivoluzione del 17 febbraio”. Nel videomessaggio rilanciato dalla televisione al Jazeera, Younis chiedeva alle forze armate di “unirsi al popolo e venire incontro alla richiesta della popolazione”. La stessa emittente panaraba aveva poi riferito di un comunicato diffuso da gruppo di ufficiali dell'esercito libico, in cui si esortavano i soldati a "unirsi al popolo" per abbattere il regime di Muammar Gheddafi. Intanto il presidente del parlamento libico ha dichiarato in una conferenza stampa che la calma è stata "ristabilita nella maggior parte delle grandi città" della Libia, dove "le forze di sicurezza e dell'esercito - ha proseguito- hanno ripreso le loro posizioni". Nella giornata di martedì si sono registrati ancora spari e raid aerei sui manifestanti a Tripoli e Bengasi. Testimoni e fonti di opposizione riferiscono che sarebbero oltre mille i manifestanti morti durante le proteste contro il leader libico, represse nel sangue.

VIOLENZE CONTRO GLI AFRICANI.
 ''Oltre agli scontri fra le forze del regime e i rivoltosi, si registrano drammatici atti di violenza contro la minoranza africana in Libia''. A denunciare le violenze è l'organizzazione umanitaria EveryOne, che parla di "bande di ribelli che, approfittando del caos, aggrediscono i cittadini eritrei, etiopi, somali e sudanesi, per strada e all'interno delle proprie abitazioni, accusandoli di essere mercenari al soldo di Gheddafi''. Si segnalano, fra i profughi, esecuzioni sommarie e ferimenti in tutta la nazione.

RAID PROSEGUONO, BILANCIO MORTI OLTRE 500. Secondo l'emittente araba Al Jazeera l'aviazione libica sta effettuando nuovi raid su alcune zone della capitale Tripoli. Testimoni parlando di aerei ed elicotteri in azione e di "mercenari" che sparano sui civili in città. A confermare il ricorso all'aviazione contro i civili è lo stesso ambasciatore libico in India Ali al-Essawi, che si è dimesso. L'ambasciatore ha chiesto all'Onu di chiudere lo spazio aereo libico "per proteggere la popolazione" e ha aggiunto di poter confermare la presenza di mercenari nel Paese. Nel frattempo l'International Coalition Against War Criminals, una rete di organizzazioni non governative formatasi nel 2009 per monitorare il conflitto israelo-palestinese, riferisce che dall'inizio delle proteste, una settimana fa, ci sono stati 519 morti, 3.980 feriti e 1.500 dispersi. Il bilancio è riportato dall'emittente araba Al Jazeera. 

IL MONDO ARABO IN ALLARME. La crisi libica mette in allarme il mondo arabo. Mentre Hamas e l'Iran condannano le violenze contro i civili, la Lega araba convoca una riunione d'urgenza per oggi e l'Egitto rafforza i controlli alla frontiera. La riunione è prevista alle 17 locali (le 16 italiane) e si terrà a livello di ambasciatori dei ventidue membri dell'organizzazione. Il segretario della Lega araba, Amr Moussa, ha espresso la sua "estrema preoccupazione" dopo la cruenta repressione delle manifestazioni contro il colonnello Muammar Gheddafi in Libia, chiedendo di "interrompere tutte le forme di violenza". "Le rivendicazioni di tutti i popoli arabi che richiedono riforme, lo sviluppo e il cambiamento sono legittime", ha dichiarato Moussa in un comunicato. Il rappresentante permanente della Libia presso la Lega, Abdel Moneim al-Honi, ha annunciato le dimissioni dall'incarico per unirsi alla "rivoluzione" e ha protestato per la "violenza contro i manifestanti" nel Paese. L'Egitto, intanto, ha rafforzato la presenza militare al confine con la Libia.

GLI STRANIERI VANNO VIA. In questa situazione, gli stranieri ancora in Libia cercano di lasciare il Paese. Un C130 dell'aeronautica militare italiana è pronto a partire per alla scopo di rimpatriare i primi cento italiani dalla città libica. Lo ha confermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, precisando che "l'aereo dovrebbe partire e rientrare in giornata". L'aereo non atterrerà comunque a Bengasi - la pista è distrutta - ma in una altra località che la Difesa non ha esplicitato per motivi di sicurezza. Altri voli organizzati dall'unità di crisi partiranno per la Libia a metà giornata. Un volo portoghese ha già lasciato la Libia nella notte utilizzando lo spazio aereo maltese e vari altri Paesi stanno inviando aerei in Libia.

martedì, 22 febbraio 2011Aggiornato:martedì, 22 febbraio 2011, 14:03