24/11/2017

Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, al Tg1

A Palermo per la Conferenza mediterranea OSCE il ministro ungherese, Szijjártó: “Migranti? La risposta europea è stata ipocrita e buonista. No alle quote di ricollocamento e alla revisione delle regole di Dublino. Sì alla protezione dei confini, anche marittimi, per proteggerci dai terroristi”.

Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, al Tg1

Szjjarto


Scopo di questa conferenza OSCE è trovare risposte comuni alla crisi dei migranti. Quale risposta ha portato qui a Palermo?

 "La mia richiesta è quella di farla finita con l’era dell’ipocrisia e del “politically correct”. Dobbiamo ricordare che la crisi migratoria è la più grossa sfida che l’Unione europea abbia mai affrontato dalla sua nascita. E non c’è stata una vera risposta comune. La ragione di questa mancata risposta è che l’Unione europea ha mostrato di essere ipocrita e buonista. Ho sentito burocrati dire che ‘la migrazione è un fenomeno positivo’. Non capisco dove viva certa gente. Come fanno a non capire che c’è un’enorme minaccia alla sicurezza che viene dal terrorismo? La soluzione che ho portato qui a Palermo è quella di smettere di incoraggiare la gente a partire verso l’Europa e, invece, di aiutare le persone là dove ce n’è bisogno. Non bisogna portare problemi là dove non ce ne sono".

 Una risposta simbolizzata dal muro che il suo governo ha fatto erigere al confine con la Serbia.

"Non è un muro, è un recinto. E lo abbiamo costruito perché non potevamo più sopportare che il nostro confine venisse violato in maniera sistematica. Più di diecimila persone al giorno. Essere uno Stato significa che avere dei confini, poter proteggere quei confini e non permettere a nessuno di violarli. E ricordiamoci che la Serbia è un paese pacifico, così come l’Ungheria. Che ragione c’è di permettere a qualcuno di violare un confine tra due paesi pacifici? Il recinto era l’unico modo per rispettare i nostri obblighi internazionali. Siamo membri dell’area Schengen, come l’Italia. E questo significa che abbiamo l’obbligo di difendere le frontiere esterne della zona Schengen e dell’Unione europea. E se hai 550 chilometri di frontiera senza ostacoli naturali devi necessariamente costruire un’infrastruttura fisica. Per rispettare gli obblighi che derivano da Schengen".


Siete contro i migranti illegali ma anche contro i rifugiati. Avete rifiutato le quote di ricollocamento imposte dall’UE. Perché?

"Le quote obbligatorie sono una pessima risposta alla crisi migratoria. Innanzitutto, non funzionano. Incoraggiano sempre più persone a mettersi in viaggio e a correre rischi per venire in Europa. Fondamentalmente sono un invito. Il che non ha alcun senso perché così la sicurezza è minacciata. In secondo luogo, non si può obbligare la gente ad andare dove non vuole. In Ungheria sono passati 400.000 migranti illegali e nessuno ha deciso di restare. Significa che non volevano venire in da noi: volevano andare in Germania, Austria, Svezia o altri paesi. Come possiamo obbligare queste persone a stare dove non vogliono? Senza contare che siamo nell’area Schengen e che quindi è possibile varcare le frontiere liberamente. Se obblighi qualcuno a venire in Ungheria, Slovacchia o Repubblica Ceca che garanzia c’è che il giorno dopo non vadano in Germania o in Svezia? E’ un vicolo cieco, una pessima risposta. Invece di avere quote obbligatorie ci vogliono vere soluzioni. E cioè, come prima cosa, la possibilità di proteggere se stessi. In secondo luogo aiutare le persone che vivono nelle aree dilaniate dalla guerra portando l’aiuto là dove serve".

Gli arrivi in Italia sono calati quest’anno, ma abbiamo ancora decine di migliaia di migranti. L’Italia dovrebbe tenerli bloccati sulle isole come il premier ungherese Orban ha suggerito quest’estate?

"Non voglio interferire con le questioni interne italiane. Quel che posso dirvi è che l’Unione europea ha fatto un grosso errore: non abbiamo fatto nulla negli ultimi due anni per difendere i confini marittimi. Abbiamo fatto l’accordo con la Turchia due anni fa e da allora gli arrivi sono calati. Noi abbiamo premuto molto perché venisse messa sul tavolo una capacità di risposta appropriata per difendere i nostri confini meridionali, come quelli italiani e greci. Anche in mare. Mi rendo conto che non è facile. Ma non è nemmeno impossibile. Se è possibile difendere i confini terrestri, è possibile difendere anche quelli marittimi. E abbiamo fatto molte proposte perché i paesi europei diano il loro contributo. E molti si dicono pronti a proteggere i vostri confini".

L’Ungheria si oppone alla revisione delle regole di Dublino. I migranti – secondo voi - devono restare nel primo paese dove arrivano, cioè l’Italia?

"Beh, innanzitutto ci sono dei regolamenti ancora vigenti. Che sono molto chiari".

Ma possono essere modificati.

 "Certo. Ma tanto i migranti violano i regolamenti immediatamente. Nel momento in cui arrivano in Italia violano due regole. In primis, Schengen: quando entrano violano il vostro confine. E quando lasciano l’Italia come quando lasciano l’Ungheria, senza far processare la domanda d’asilo, violano il regolamento di Dublino. Dire che i migranti rispettano le nostre regole è assolutamente falso. Dobbiamo alzare la voce. Per il nostro interesse, per quello dei nostri popoli. Italiani, spagnoli, ungheresi, rumeni... per la sicurezza dei popoli europei! Perché se si guarda agli ultimi due anni, ci sono stati 27 grandi attentati terroristici commessi in Europa. Il legame con i migranti è chiaro".

Nessun attentato in Ungheria, però.

"Sì, ma 27 in Europa! In Paesi membri dell’unione. Prima non c’erano mai stati attentati in Europa. Per cui c’è un legame molto chiaro tra i flussi illegali di persone e gli attacchi terroristici in Europa".

 Sebastian Kurz ha vinto le elezioni facendo campagna contro i migranti. Vienna si unirà presto al gruppo di Visegrad?

 "E’ complicato. Posso dire che siamo molto contenti che Kurz abbia vinto le elezioni perché se lo merita".

Lo inviterete?

"Ci incontriamo regolarmente. Abbiamo una buona relazione e sono sicuro che il fatto che abbia vinto lui le elezioni porti a sviluppi molto positivi per noi. E’ una buona notizia. Ma non posso commentare oltre. Riguardo a Visegrad ci muoviamo col meccanismo del consenso. Non ci sarà mai il formato V5, V6 o V7. Rimarrà il V4 perché è un formato molto efficace. Siamo compatti e funziona molto bene, non lo allargheremo. Quello che facciamo è operare spesso in un formato V4 + 1: Austria, Slovenia, Balcani occidentali. E andremo avanti così. Ma nessun allargamento".

Voi vedete un legame immigrazione-terrorismo. Altri vedono un legame immigrazione-ascesa dei populismi. In pratica, se scommetti contro i migranti, come in Repubblica Ceca, vinci di sicuro. E’ questa la via maestra ora?

"C’è un chiaro legame tra i massicci flussi di migranti illegali e la minaccia terroristica".

Sto parlando anche di paesi dove ci sono pochissimi migranti, come la Repubblica Ceca.

"Se c’è un fenomeno di flussi incontrollati, i gruppi terroristici hanno l’opportunità di mandare i loro combattenti in Europa. Il punto è che se non sai chi entra - ed è questo quello che sta succedendo -, se mancano regole e controlli, sicuramente c’è la possibilità che le organizzazioni terroristiche colpiscano. Per quanto riguarda il populismo il modo migliore per combattere l’estremismo e il cosiddetto populismo è essere onesti. E non essere ipocriti. E dare alle cose il loro nome. Se in un Paese c’è una forza politica centrista pronta a dare alle cose il loro nome e ad affrontare queste sfide, state sicuri che in quel Paese non ci sarà più bisogno di partiti politici estremisti".martedì, 31 ottobre 2017