03/04/2020

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Slovenia e Croazia, vent'anni fa l'indipendenza

Il 25 giugno del 1991 proclamavano con una iniziativa congiunto il distacco dallo Federazione Jugoslava. Di lì a poco so scatenò la sanguinosa Guerra dei Balcani.

Slovenia e Croazia, vent'anni fa l'indipendenza

Franjo Tudjman, "padre" della Croazia

ZAGABRIA - Vent'anni fa, il 25 giugno 1991, la Croazia e la Slovenia, in una iniziativa congiunta, proclamavano la loro indipendenza dalla Federazione jugoslava e da Belgrado, segnando così l'inizio della fine di uno Stato multinazionale e multireligioso formato nel 1918 a Versailles, dopo la Prima guerra mondiale, e aprendo al tempo stesso una stagione drammatica di sanguinose guerre etniche che provocarono decine di migliaia di morti e milioni di profughi. Particolarmente tragico fu il bilancio nelle guerre di Bosnia (1992-1995), con 100mila morti e oltre 2 milioni di profughi, e di Croazia (1991-1995), con 20 mila morti e mezzo milione di profughi e sfollati.

COMUNISTI RIFORMATI. La Slovenia ebbe la fortuna di trovarsi quasi già “in occidente”, e al di fuori del mirino espansionista del presidente serbo Slobodan Milosevic, così che dopo solo due settimane di scaramucce militari si staccò dalla Federazione in modo praticamente pacifico. La sua leadership di ex comunisti riformati in chiave liberale ed europeista nel 2004 portò Lubiana nella Ue, e tre anni più tardi nell'eurozona. Oggi la Slovenia, che conta circa 2 milioni di abitanti e che è l'unico finora dei paesi ex jugoslavi ad aver aderito alla Ue, soffre per le conseguenze della crisi economica, anche se è lontana dal trovarsi nella lista delle economie con previsioni catastrofiche. Con una società quasi mono-etnica e cattolica, relativamente benestante, la Slovenia vive alla vigilia del suo ventesimo compleanno problemi simili ad altri Paesi dell'Europa centrale, quali l'Austria, la Repubblica Ceca o l'Ungheria.

DOPPIA FESTA. Il percorso della Croazia è stato molto più difficile, e anche tragico a causa dei conflitti degli anni Novanta, e il Paese è ancora in attesa di vedersi realizzare il sogno proclamato nel giugno di vent'anni fa: diventare a pieno titolo membro dell'Unione europea. Proprio tra oggi e domani il Consiglio europeo dei 27, riunito a Bruxelles sotto la presidenza di turno ungherese, dovrebbe finalmente, dopo sei lunghi e travagliati anni di trattative, dare il via libera definitivo in vista di tale obbiettivo, chiudendo gli ultimi capitoli  negoziali e fissando la data di adesione per il 1 luglio 2013. “Ciò sarà il miglior regalo alla Croazia per i suoi vent'anni di indipendenza”, ha dichiarato la premier Jadranka Kosor prima di partire oggi per Bruxelles. “Sabato potremo festeggiare due grandi eventi: il nostro compleanno e il nostro futuro europeo”, ha aggiunto.

ANTIEUROPEISMO. La guerra della Croazia contro Belgrado si concluse nell'agosto del 1995, quando le truppe di Zagabria ripresero con forza la Krajina, regione a maggioranza serba che si era ribellata alla proclamazione di indipendenza, non senza violazioni del diritto di guerra, crimini e vendette. Il presidente Franjo Tudjman, autoproclamatosi padre e fondatore della moderna Croazia, ne uscì vittorioso sul territorio nazionale. Ma il ruolo negativo avuto in Bosnia, che insieme a Milosevic volle dividere in due, e l'instaurazione di un regime autoritario, anti-europesita con poco rispetto per i diritti umani, costarono al Paese cinque anni di isolamento e depressione economica. Dopo la morte di Tudjman e l'arrivo nel 2000 al potere delle forze democratiche iniziò il vero avvicinamento di Zagabria all'Ue. I nuovi governi si aprirono alla collaborazione con il Tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi), seppur con esitazioni, e iniziarono un lungo e difficile percorso di riforme, incoraggiato fino al 2007 dalla favorevole situazione economica. Oggi il Paese guarda all'Europa come a un traguardo meritato, e a volte anche come a un'ancora di salvezza per l'economia malandata, una delle poche dell'Europa centrale ed orientale a non essersi ancora ripresa. È in ascesa peraltro il sentimento anti-europeista, specie nelle regioni rurali, colpite dalla guerra e dove un nazionalismo di vecchio stampo è ancora molto vivo. Secondo gli ultimi sondaggi, a favore dell'adesione all'Ue è poco più del 50% dei croati, mentre il 35% preferirebbe rimanerne fuori.

giovedì, 23 giugno 2011