28/02/2020

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Al Politecnico di Milano dal 2014 si parlerà solo inglese

L'importante università offrirà corsi solo in inglese. Non è tutto: la facoltà investirà 3,2 milioni di euro per attrarre insegnanti internazionali: 15 docenti, 30-35 post doc, 120 visiting professor.

Al Politecnico di Milano dal 2014 si parlerà solo inglese

Politecnico di Milano

MILANO - Il Politecnico di Milano a partire dall'anno accademico 2014-2015 offrirà corsi solo in inglese. Inoltre, la facoltà investirà 3,2 milioni di euro per attrarre insegnanti internazionali (15 docenti, 30-35 post doc, 120 visiting professor), nella convinzione che, per contribuire alla crescita del paese, "sia indispensabile innovare insieme alle imprese e che per farlo sia necessario attrarre e trattenere capitale umano di qualità".

IL RETTORE. Ai difensori della lingua, coloro che vedono in una simile decisione una condanna dell'italiano a impoverirsi, il rettore Giovanni Azzone spiega: "Mi viene in mente il periodo in cui ai francesi era stato imposto di chiamare il computer 'ordinateur'. Ora in Francia tutti parlano di 'pc'". Insomma, certi mutamenti linguistici o li anticipano le istituzioni oppure li deciderà il tempo. Comunque Azzone, che ha voluto fortemente questa svolta, spiega: "L'italiano come lingua non viene esclusa dall'Università. Qui al Politecnico la si continuerà a parlare per i primi tre anni". Poi? Poi, è giocoforza che si passi all'inglese, perché ormai in ambito scientifico quello si parla.

UNA SCELTA, DUE MOTIVI. La scelta del Politecnico affonda le sue radici in due motivi: "Una riguarda gli studenti italiani che, con la formazione al Politecnico, avranno, oltre alle competenze più scientifiche, anche un'apertura culturale internazionale perché un ragazzo che si affaccia sul mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali. Cosa che noi permettiamo con 2 anni di laurea specialista". Secondo, per "coinvolgere gli studenti stranieri: un valore aggiunto per il nostro paese. l'italia infatti può crescere solo se attrae intelligenze, visto che non abbiamo materie prime come i paesi arabi. Ed ecco il problema: l'Italia ha una forte attrattiva culturale, ma anche una barriera, la conoscenza limitata della lingua, insegnando in inglese attraiamo tutte quelle persone interessate alla cultura italiana".

giovedì, 12 aprile 2012