Politica
-
Fornero ad Pd: "Avanti con la riforma". Bersani: "Ok se condivisa"
-
Fornero ad Pd: "Avanti con la riforma". Bersani: "Ok se c'è accordo"
-
Schifani: "Evitare la rottura della pace sociale"
-
Monti: "Crisi alimentare più vasta di quella finanziaria"
-
Online anche il reddito di Monti
-
Monti: "Meno vicini al baratro di 3 mesi fa"
-
Firenze avrà la sua "via Oriana Fallaci"
-
Pdl, Berlusconi: "Liste civiche? Solo come supporto"
-
Napolitano: "Non lasciamo il debito pubblico ai giovani"
E' morto Oscar Luigi Scalfaro. Il suo "io non ci sto" scosse il Paese
Aveva 93 anni. Fu capo dello Stato dal 1992 al 1999. Il suo mandato coincise con Tangentopoli e con la peggior crisi vissuta dal Paese. Celebre il discorso del 1993 a reti unificate in cui parlò di "gioco al massacro". I funerali in forma privata domani a Santa Maria in Trastevere, a Roma.

Oscar Luigi Scalfaro
ROMA - E' morto a 93 anni il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. Un anno fa una brutta caduta in casa fece peggiorare le sue condizioni fisiche e psicologiche. Nato a Novara il 9 settembre 1918, magistrato, fu deputato in tutte le legislature, anche nella Costituente, fino al 1992, anno dell'elezione a capo dello Stato. Il suo mandato coincise con Tangentopoli, con la fase stragista di Cosa nostra e con la peggior crisi vissuta dal Paese. Si dimise il 15 maggio 1999.
LE ESEQUIE. I funerali del presidente emerito avranno luogo in forma privata domani, 30 gennaio, alle 14 nella chiesa romana di Santa Maria in Trastevere. Il saluto potrà essere reso nella chiesa di Sant'Egidio, nella piazza omonima, nella stessa giornata di domani dalle 10.30 alle 13.30. La salma verrà tumulata martedì nel cimitero di Cameri, un piccolo centro del Novarese, dove si trova la tomba di famiglia.
UNA VITA IN POLITICA. Lasciata la toga di magistrato, indossata per la prima volta nel 1943, nel 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente. Da lì ebbe inizio un cursus honorum, nel quale fu più volte sottosegretario e ministro, culminato con il raggiungimento nel 1992, subito dopo la strage di Capaci, in cui a Palermo vennero uccisi i giudici Falcone e Morvillo e gli agenti della scorta, della Presidenza della Repubblica. All'Assemblea Costituente Scalfaro venne eletto nelle liste della Democrazia cristiana, partito nel quale militò sempre. Dall'83 all'87 fu ministro dell'Interno nei due governi Craxi. Venne eletto presidente della Camera nell'aprile 1992 e un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete. Lasciato il Quirinale nel 1999, è stato nominato senatore a vita.
"IO NON CI STO". Celebre fu il discorso che pronunciò la sera del 3 novrembre 1993, parlando alla Nazione a reti unificate: "A questo gioco al massacro io non ci sto", furono le parole le parole dell'allora capo dello Stato in relazione allo scandalo dei fondi dei servizi segreti del Sisde e che lo lambì in qualità di ex ministro dell'Interno. Scalfaro era al Quirinale da 19 mesi e dall'ottobre di quell'anno erano cominciate a uscire anticipazioni e indiscrezioni sull'uso disinvolto dei fondi riservati dei servizi segreti civili. L'Italia era in quegli stessi giorni sotto choc per gli attentati mafiosi di Milano, Firenze e Roma.
LE ACCUSE DI FONDI NERI. L'ex direttore amministrativo del Sisde, Maurizio Broccoletti, fuggito all'estero dopo le prime accuse rivoltegli sull'uso più che disinvolto dei fondi dei servizi, dichiarò che diversi ex ministri dell'Interno avevano ricevuto versamenti mensili di 100 milioni di lire utilizzati per fini "non sempre istituzionali". E citò direttamente proprio Scalfaro, che per qualche giorno fu a un passo dal dimettersi, secondo indiscrezioni mai smentite. Ma il presidente della Repubblica con poche durissime parole trasmesse in diretta tv e a reti unificate ricordò che si era provato a delegittimarlo con le bombe e ora con il "più infame degli scandali".