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Sei arresti nel reggino
per estorsioni a ditte di lavori sull'A3
Dalle indagini, emersa la capillare pressione della cosca Nasone-Gaietti sulle aziende impegnate nei lavori per la Salerno-Reggio Calabria. Decisiva la collaborazione degli imprenditori locali.

La Salerno - Reggio Calabria
REGGIO CALABRIA - Una capillare pressione estorsiva dalla cosca Nasone-Gaietti su imprenditori impegnati nei lavori di ammodernamento dell'autostrada A3, anche con l'aiuto di operai dei cantieri. A scoprirla, le indagini coordinate alla Dda di Reggio Calabria, che hanno portato a sei arresti: tra i fermati, anche tre operai dei cantieri che favorivano le infiltrazioni.
L'INDAGINE. Gli arresti sono la prosecuzione dell'operazione ''Alba di Scilla'' portata a termine il 30 maggio scorso con 12 fermi. Decine, secondo l'accusa, i danneggiamenti effettuati dalla cosca sul territorio per imporre la forza intimidatrice della 'ndrangheta. Decisiva la collaborazione "particolarmente preziosa" di alcuni imprenditori, che hanno deciso di ribellarsi alle pressioni della mafia e denunciare le richieste estorsive. Le denunce di alcuni dipendenti dell'impresa taglieggiata hanno anche fornito un apporto rilevante alla definizione dei dettagli di tutta la vicenda.
IN MANETTE ANCHE OPERAI DEL CANTIERI. Tra i fermati, anche tre operai accusati di collusione con la ndrangheta: svolgevano anche funzioni di rappresentanza dei lavoratori dell'azienda. Uno di loro ricopriva anche il ruolo di rappresentante sindacale. I tre erano dipendenti della ditta che aveva vinto un subappalto dei lavori e, secondo l'accusa, estorcevano denaro alla ditta appaltante; avrebbero poi rubato materiale da lavoro e danneggiato un furgone della ditta, furto a cui era seguita una richiesta di denaro per la restituzione del materiale e per mettere ''a posto'' il cantiere. Gli operai accusati di essere collusi erano veri e propri grimaldelli che, agendo dall'interno, potevano muoversi liberamente sul cantiere, senza destare sospetti. Avvicinavano le vittime con le loro richieste che poi venivano riportate ai vertici dell'organizzazione, per concertare le modalità di intervento.