18/10/2019

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P3, Caliendo: "Non ho commesso nulla, non mi dimetto"

Il sottosegretario alla Giustizia risponde a chi gli chiede di lasciare dopo che il suo nome è finito nel registro degli indagati per violazione della legge sulle associazioni segrete. Dal presidente del Consiglio "ampia solidarietà e piena fiducia".

P3, Caliendo: "Non ho commesso nulla, non mi dimetto"

Giacomo Caliendo

ROMA - "Non ho commesso nulla, non mi dimetto": così, a chi gli chiede di lasciare, risponde il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sulla P3, presunta associazione segreta. Per lo stesso procedimento risultano indagati fra gli altri anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello Dell'Utri, mentre sono stati oggetto di misure cautelari il finanziere Flavio Carboni, l'ex assessore al Comune di Napoli Arcangelo Martino e il geometra Pasquale Lombardi.

LODO ALFANO. "I miei avvocati hanno chiesto ai magistrati di ascoltarmi, io rispondo dei fatti e di fatti non ne ho commessi. Tutti avete letto l'ordinanza - ha detto Calendo conversando con i giornalisti alla Camera - e lì si capisce che in quella riunione in cui si è parlato di lodo Alfano io non c'ero". Il sottosegretario respinge così l'ipotesi dei magistrati che lo vorrebbe presente a una cena a casa di Verdini in cui i membri della presunta loggia avrebbero stabilito di condizionare la decisione dei giudici della Consulta sulla legittimità della norma. Caliendo sostiene di essere rimasto lì solo mezzora e di non aver "mai parlato con giudici costituzionali del lodo né fatto elenchi di chi era favorevole o contrario".

MOZIONE DI SFIDUCIA. Il senatore Caliendo si è anche detto "non contrario" alla discussione della mozione di sfiducia annunciata dall'opposizione. E' stato Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, a far sapere che se l'attività parlamentare proseguirà ad agosto, il partito di Pierluigi Bersani chiederà l'inserimento del voto di sfiducia nei lavori.

FIDUCIA DI BERLUSCONI.  Al termine di un incontro a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva espresso ieri "ampia solidarietà" e "piena fiducia" nell'operato del sottosegretario, invitato a "continuare a lavorare con l'impegno fin qui profuso". Totale appoggio anche dal ministro Angelino Alfano.

LA CENA DA VERDINI. Nella cena su cui indagano gli inquirenti, la "P3" avrebbe cercato di stabilire le strategie di intervento sul lodo Alfano, sulla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte d'Appello di Milano e sul ricorso in Cassazione dell'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino contro l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dalla magistratura napoletana.

INTERROGATORI. Nell'ambito della stessa inchiesta, nei giorni scorsi sono stati sentiti in Procura sia Marcello Dell'Utri, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, sia Denis Verdini. Il coordinatore Pdl, interrogato dai magistrati per 9 ore, si è dimesso da presidente del Credito cooperativo fiorentino, istituto per cui la Banca d'Italia ha chiesto il commissariamento, poi autorizzato dal ministro dell'Economia Tremonti. Oggi ha tenuto una conferenza stampa per rigettare le accuse: il deputato risulta indagato anche per una serie di 
appalti per impianti eolici in Sardegna e per i rapporti finanziari tra il Credito cooperativo fiorentino e la società edile Baldassini Tognozzi Pontello.

mercoledì, 28 luglio 2010