25/09/2021

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Napolitano ai genitori di Rossella Urru: "Sta bene"

Il presidente della Repubblica ha incontrato i genitori della cooperante sarda rapita più di 100 giorni fa in Algeria insieme a due colleghi spagnoli. Terzi: "Impegnati per la liberazione".

Napolitano ai genitori di Rossella Urru: "Sta bene"

Rossella Urru

CAGLIARI - Da quasi 5 mesi Rossella è in mano ai rapitori e le ultime notizie di lei sono arrivate un mese fa con una foto che mostrava tre persone tenute prigioniere da uomini armati. Ma Rossella non va dimenticata: nella sua terra, la Sardegna, nessuno l'ha fatto. Tante le dimostrazioni d'affetto nei confronti della famiglia, non ultima quella della conterranea Geppi Cucciari dal palco di Sanremo. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la sua visita in Sardegna è andato a trovare i genitori della cooperante Graziano e Marisa e il fratello Mauro. Un incontro durato circa 45 minuti: "Le condizioni di Rossella sono buone" ha detto loro Napolitano.

NAPOLITANO AI GENITORI: "STA BENE". La cooperante di Samugheo (Oristano) è stata rapita insieme a due colleghi spagnoli la notte tra il 22 e il 23 ottobre dello scorso anno in Algeria. Il colloquio privato, al quale ha assistito anche il presidente della regione autonoma della Sardegna, Ugo Cappellacci, è durato 45 minuti. Al termine dell'incontro i coniugi Urru, come sempre hanno fatto dall'inizio del sequestro, non hanno rilasciato nessuna dichiarazione, limitandosi a ringraziare la delegazione di Samugheo che ha seguito tutte le tappe della giornata cagliaritana del presidente della Repubblica, esponendo striscioni con la scritta "Rossella Libera" e mostrando manifesti con la sua foto.

TERZI: "IMPEGNATI PER LA LIBERAZIONE". Via Twitter, invece, il ministro degli Esteri Giulio Terzi, ha garantito che "L'unità di crisi è in contatto con familiari e impegnata fin da inizio per la liberazione di Rossella Urru". Terzi ha anche precisato che "Il riserbo è d'obbligo per la soluzione positiva" della vicenda.

LA STORIA DI ROSSELLA. Rossella da due anni coordinava un progetto finanziato dalla comunità europea nel campo profughi Saharawi Di Rabouni, nel territorio di Tindouf (Algeria), tra popolazioni fuggite da guerra e miseria, dove si occupava dei rifornimenti alimentari e della loro distribuzione, con particolare attenzione alle necessità di donne e bambini.

 

lunedì, 20 febbraio 2012