03/04/2020

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Khamis Gheddafi, "il macellaio del regime"

Chi è - o era - il comandande della 32esima brigata, bestia nera dei ribelli.

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Khamis Gheddafi, "il macellaio del regime"

Khamis Gheddafi

ROMA - Khamis Gheddafi, il più giovane tra i sette figli maschi del rais di cui stamattina i ribelli hanno annunciato la morte in un raid della Nato, è stato spesso presentato dal regime come l'icona militare della rivoluzione, "il Muammar giovane", mentre per i ribelli è semplicemente "il macellaio". A tre anni, Khamis rimase ferito nel bombardamento americano su Tripoli nel 1986, a cui suo padre sfuggì, ma in cui morì una delle sue sorelle adottive.

RESPONSABILE DEL RECLUTAMENTO DEI MERCENARI. Formatosi nelle accademie militari russe, e con studi in diversi Paesi europei, Khamis ha il grado di capitano ed è responsabile del reclutamento e dell'addestramento di mercenari provenienti dai paesi dell'Africa sub-sahariana. Ma è soprattutto il comandante della 32/a Brigata corazzata, conosciuta anche come "Brigata Khamis", la più importante e temuta unità di elitè dell'apparato bellico libico, che contava circa 10mila uomini, tra cui molti mercenari stranieri.

"LA BRIGATA KHAMIS". La 32/a, che ha il suo quartier generale vicino Bengasi, era stata inizialmente schierata da Gheddafi a difesa di Tripoli ma alcuni dei suoi uomini sono stati in seguito inviati in diverse aree del Paese per sostenere le forze governative nella lotta contro i rivoltosi. Khamis e le sue unità speciali hanno fronteggiato l'insurrezione sui fronti più caldi: sono loro ad aver represso la rivolta a Zawia, la città a una manciata di chilometri a ovest di Tripoli, e nella stessa capitale. Poi ha guidato la controffensiva libica portando i carri armati di Gheddafi sino alla periferia di Bengasi, capitale degli insorti. Solo l'intervento della Nato ha impedito il ''bagno di sangue'' evocato dal rais.

IL GIALLO DEL 20 MARZO. Già il 20 marzo era stato dato per morto in uno dei raid dei jet dell'Alleanza su Bengasi. Poco più di una settimana dopo Khamis era però riapparso in pubblico, sulla televisione di Stato che lo mostrava mentre stringeva le mani di alcuni sostenitori del regime radunati davanti alla caserma-bunker di Bab al Azizia, a Tripoli, per formare scudi umani a difesa di Muammar Gheddafi.

venerdì, 05 agosto 2011