28/08/2014

Totò Riina, il Capo dei Capi

Nella sua ondata di omicidi contro lo Stato e tutti coloro che si opposero a Cosa Nostra caddero tra gli altri, il presidente siciliano Piersanti Mattarella, l'onorevole Pio La Torre, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i giudici Falcone e Borsellino con le loro scorte.

Totò Riina, il Capo dei Capi

Salvatore Riina

PALERMO - Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò Riina, è nato a Corleone il 16 novembre 1930, ed è stato il Capo dei Capi di Cosa Nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Viene indicato anche con i soprannomi Totò u Cùrtu, per via della sua bassa statura, e con quello di La Bestia, ad indicare la sua ferocia sanguinaria. A 19 anni fu condannato ad una pena di 12 anni, scontata parzialmente all'Ucciardone per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo. Venne scarcerato il 13 settembre 1956 a causa delle poche accuse contro di lui e ritornò nel suo vecchio paese Corleone per assumere un ruolo di rilievo al servizio di Luciano Liggio. In questo periodo conobbe e cominciò a frequentare Antonietta Bagarella, sorella di Calogero e Leoluca Bagarella, che molto presto diverrà sua fidanzata. Insieme a Liggio cominciò ad occuparsi della macellazione clandestina. Con loro c'era Bernardo Provenzano, detto "Binnu u' tratturi". Liggio e i suoi fedelissimi inizialmente furono al servizio del dottor Michele Navarra, capomafia di Corleone. Successivamente assetati di potere decisero di eliminare Navarra per ottenere il predominio nel paese. Tra gli uomini di Liggio figurava anche lo zio di Salvatore, Giacomo Riina, arrestato nel 1942 insieme allo stesso Liggio per contrabbando di sigarette.

VITA DA OMICIDA. Salvatore Riina nel 1969 fu tra gli esecutori della Strage di Viale Lazio, dove morirono Calogero Bagarella (nel gruppo di fuoco di Riina) e il boss Michele Cavataio, obiettivo dell'attentato, insieme a tre suoi uomini. A Palermo si fece nemici il boss Giuseppe Di Cristina, Giuseppe Calderone, Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo che volevano impedire l'ascesa dei Corleonesi. Fu invece appoggiato dai capi mafiosi Michele Greco e Pippo Calò. In questo periodo Riina prese il posto di Liggio, arrestato nel 1974, alla guida del clan dei corleonesi, che sotto il suo comando accrebbero notevolmente il proprio potere finanziario, grazie al traffico di droga e alle gare d'appalto a Palermo. Il 16 aprile dell'anno 1974 sposa (matrimonio che poi risulterà non valido) Antonietta Bagarella (sorella del suo amico d'infanzia Calogero). Dopo il matrimonio hanno avuto quattro figli: Maria Concetta, Giovanni Francesco, Giuseppe Salvatore e Lucia. Al suo servizio troviamo tre dei più feroci killer: Pino Greco detto "Scarpuzzedda", esecutore di vari ed efferati delitti, Mario Prestifilippo, Leoluca Bagarella, cognato dello stesso Riina. Siccome Di Cristina e Calderone lo stavano ostacolando, li fece assassinare barbaramente. Il boss Bontate invitò Riina nella sua villa per ucciderlo. Ma quest'ultimo venne avvisato da Michele Greco e alla villa mandò due suoi uomini: il piano omicida di Bontate era fallito. Riina allora fece uccidere Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo: queste due uccisioni scatenarono una sanguinosa seconda guerra di mafia nei primi anni ottanta. Durante questa "guerra" fece uccidere i parenti del boss Tommaso Buscetta (che si salvò fuggendo in Brasile). In seguito Buscetta verrà estradato in Italia e comincerà a collaborare con il giudice Giovanni Falcone. Sconfitte le famiglie dei Bontade, degli Inzerillo, dei Di Cristina, dei Buscetta, dei Badalamenti e dei Calderone, Riina raggiunse il vertice del potere mafioso, ed estese il suo potere su tutta Cosa Nostra, realizzando in questo periodo un'aggressiva campagna contro lo Stato, ordinando gli omicidi di tutti coloro che tentavano di ostacolarlo.

Nella sua ondata di omicidi contro lo Stato e tutti coloro che si opposero a Cosa Nostra caddero tra gli altri, il giornalista Mauro De Mauro (ucciso nel 1970); il procuratore Pietro Scaglione (ucciso nel 1971); il tenente colonnello Giuseppe Russo (ucciso nel 1977); il giornalista Mario Francese (ucciso nel 1979); il politico Michele Reina (ucciso nel 1979); il capo della squadra mobile Boris Giuliano (ucciso nel 1979); il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso (uccisi nel 1979); il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella (ucciso nel 1980); il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (ucciso nel 1980); l'onorevole Pio La Torre (ucciso nel 1982); il prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (ucciso nel 1982); il poliziotto Calogero Zucchetto (ucciso nel 1982); il giudice Rocco Chinnici (ucciso nel 1983); il capitano dei carabinieri Mario D'Aleo (ucciso nel 1983); i commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà (uccisi nel 1985); l'imprenditore Libero Grassi (ucciso nel 1991); i giudici Falcone e Borsellino con le loro scorte (uccisi nel 1992).

Il potente politico della DC Salvo Lima e l'esattore della famiglia di Salemi Ignazio Salvo avrebbero promesso a Riina che la sentenza del Maxiprocesso (che lo condannava all'ergastolo in contumacia) sarebbe stata modificata grazie alle loro conoscenze negli ambienti della politica e della magistratura romana. Ciò, tuttavia, non avvenne e il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò gli ergastoli e sancì la validità delle dichiarazioni del pentito Buscetta e degli altri collaboratori di giustizia. Riina reagì facendo uccidere prima Lima e pochi mesi dopo Ignazio Salvo.

venerdì, 22 aprile 2011