19/06/2013

Mafia, insufficienza di prove: assolto l'ex ministro Romano

Lo ha stabilito il giudice per l'udienza preliminare, che ha assolto per insufficienza di prove il parlamentare del Pdl, accusato di concorso in associazione mafiosa. Il pm aveva chiesto 8 anni di condanna. Romano: "Finalmente è finita".

Mafia, insufficienza di prove: assolto l'ex ministro Romano

Saverio Romano

PALERMO - Finisce il processo a carico dell'ex ministro delle Politiche agricole Saverio Romano, assolto per insufficienza di prove dall'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il giudice per l'udienza preliminare di Palermo ha emesso il verdetto dopo una camera di consiglio di meno di due ore. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a otto anni di carcere. 

IL LEGALE: "AMARO IN BOCCA". "Finalmente è finita", è il primo commento del parlamentare di Popolo e territorio. Una sentenza di assoluzione che lascia "la bocca amara, perché dice che la prova è insufficiente, mentre noi eravamo certi dell'assoluzione con formula più ampia", dice invece l'avvocato Franco Inzerillo, uno dei legali dell'ex ministro.

LA VICENDA GIUDIZIARIA. Romano aveva iniziato a fare politica nella Dc, poi era passato nel Cdu e quindi nell'Udc da cui era uscito per fondare il suo partito, i Popolari di Italia Domani (Pid). L'inchiesta a suo carico era stata archiviata una prima volta nel 2005, su richiesta della stessa Procura, che l'aveva riaperta nel 2009 per poi proporre nuovamente l'archiviazione. La richiesta era stata respinta dal giudice per le indagini preliminari Giuliano Castiglia, che aveva ordinato l'imputazione coatta, con l'accusa di concorso in associazione mafiosa.

L'IPOTESI DELL'ACCUSA. La ricostruzione della Procura parte da lontano, dal 1991, quando Saverio Romano, all'epoca appena ventisettenne, andò con l'ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro (condannato definitivamente a 7 anni per favoreggiamento aggravato di Cosa nostra e detenuto a Rebibbia) da Angelo Siino, il cosiddetto 'ministro dei Lavori pubblici di Cosa nostra'. La difesa aveva riconosciuto che Romano a Belmonte Mezzagno, il piccolo paese in provincia di Palermo di cui è originario, "ha avuto conoscenze con personaggi che anni dopo si sono rivelati vicini alle cosche", ma aveva argomentato che si trattava di superifciali rapporti di cortesia e che "è frequente in piccoli centri darsi del tu". I legali avevano anche contestato l'attendibilità del pentito Vincenzo Campanella, ex presidente del Consiglio comunale di Villabate: "Tutto ciò che dice di sapere lo apprende da quotidiani", avevano affermato i difensori, che avevano depositato vari articoli ai quali si sarebbe ispirato Campanella nella sua collaborazione con i magistrati. martedì, 17 luglio 2012