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Lavitola in carcere. "Voleva 5 milioni da Berlusconi"
L'ex direttore dell'Avanti, in Italia dopo sei mesi di latitanza, detenuto a Poggioreale. La sorella: "Voleva i soldi da Berlusconi per tacere". Emesso anche ordine di custodia per il senatore Pdl Sergio De Gregorio.

Lavitola
ROMA - Valter Lavitola è rientrato in Italia dopo sei mesi di latitanza sudamericana (dal 14 ottobre scorso) e subito deve fare i conti con due nuovi macigni giudiziari: si tratta delle ipotesi di reato di corruzione internazionale e associazione a delinquere su cui indaga la Procura di Napoli. Secondo i pm, l'ex direttore dell'Avanti, atterrato questa mattina a Fiumicino e detenuto ora nel carcere napoletano di Poggioreale, avrebbe fatto da intermediario per consegnare mazzette al presidente di Panama Martinelli e al suo governo.
UN ELICOTTERO PER MARTINELLI. Le tangenti avrebbero fatto parte di un "mercimonio" che aveva per obiettivo un appalto da 176 milioni di euro per la costruzione di alcune carceri nel Paese. Per ottenere il maxiappalto, sarebbero stati promessi beni per circa 28 milioni di euro e pagati 530mila euro e 140mila dollari. Oltre ai soldi, spunterebbe dalle carte anche un elicottero da otto milioni di euro che un imprenditore avrebbe promesso al presidente Martinelli. L'affare sarebbe poi saltato, sostengono i pm, a causa del coinvolgimento di Lavitola nelle vicende giudiziarie per cui è risultato ricercato finora.
LA SORELLA DI LAVITOLA. Arrivano anche le dichiarazioni della sorella del faccendiere, che dice che Lavitola intendeva far recapitare a Silvio Berlusconi una lettera nella quale vi era una richiesta di cinque milioni di euro. E se l'ex premier "non li dava, Valter una volta tornato in Italia avrebbe avuto tutte le giustificazioni anche morali per dire tutto quello che sapeva su Berlsuconi".
LE RIVELAZIONI. La rivelazione è di Maria Lavitola, durante dichiarazioni ai pm napoletani del 17 febbraio scorso, riportate dal gip Dario Gallo nell'ordinanza di custodia cautelare per l'ex direttore de "l'Avanti". Maria Lavitola dice agli inquirenti di aver "paura" del fratello "che è molto manesco" e racconta di una telefonata "circa 20-30 giorni fa", specifica, nella quale l'uomo latitante le intima di cercare un "contratto di pubblicità stipulato da L'Avanti con Berlusconi fra il 1998 e il 2002/2003. Il contratto era per "800mila euro o un miliardo e mezzo a favore de L'Avanti per prestazioni pubblicitarie" e doveva essere recapitato a Palazzo Grazioli, ma Maria Lavitola si rifiuta di fare questo "perché sapevo che mi sarei cacciata in un guaio. A mio fratello dissi una frottola, che non potevo cercare nulla perché era tutto sequestrato. Non so dire se mio fratello si sia rivolto a qualcun altro per risolvere questo problema". Nel novembre 2011, poi, la donna incontra a Roma un'altra emissaria di Valter Lavitola, Neira Cassia Peper Gomez, incaricata da questi di portare ad un avvocato, Fredella, una lettera "che aveva ad oggetto Berlusconi". Neire, dice Maria Lavitola, spiega a voce a Lei e all'avvocato il contenuto della lettera "dicendo che Valter voleva che lui si recasse da Berlusconi per chiedere la somma di 5 milioni di euro. L'avvocato la bloccò e quindi Neire non consegnò le lettera all'avvocato. Io chiesi a Neire a quale titolo Berlusconi dovesse dare quei soldi a mio fratello, e lei mi rispose che era un tattica, nel senso che se gli dava quei 5 milioni, andava tutto bene, mentre se non li dava Valter una volta tornato in Italia avrebbe avuto tutte le giustificazioni anche morali per dire quello che sapeva su Berlusconi.
IL RUOLO DI DE GREGORIO. Coinvolto nella vicenda, insieme a una dozzina di altre persone, e indagato per associazione a delinquere anche il senatore del Pdl Sergio De Gregorio, per il quale è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Sul provvedimento dovrà esprimersi l'aula di Palazzo Madama. "Sono a totale disposizione dei magistrati, mi difenderò anche davanti alla Giunta per le immunità del Senato e se ho sbagliato pagherò", è stato il primo commento del senatore.
LE INCHIESTE APERTE. Per Lavitola è solo l'ennesimo fascicolo a carico: su di lui infatti già indagavano la Procura di Napoli, per altre ipotesi, e quella di Bari. La prima indaga su di lui già per altri due filoni di inchiesta: per rivelazioni di segreto di ufficio e corruzione, nell'ambito dell'indagine sulla presunta associazione segreta P4, e per frode fiscale in merito a 23 milioni di euro di contributi pubblici percepiti dal quotidiano L'Avanti. L'altra invece, che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per cui Lavitola risultava ricercato dall'autunno scorso, indaga per induzione a rendere false dichiarazioni alla magistratura, in relazione alle testimonianze rese dall'imprenditore pugliese 'Gianpi' Tarantini, coinvolto nell'inchiesta sulle escort portate nel 2008 nelle residenze dell'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nello specifico, Lavitola avrebbe indotto Tarantini a testimoniare che Berlusconi non sapesse che le donne portate a Roma fossero escort. Dovrebbe inoltre essere interrogato nei prossimi giorni dai pm anche per l'indagine sugli appalti Finmeccanica.
"HO PAURA, MA NON NE POSSO PIU'". "Sono preoccupato di andare in prigione, ho paura, ma torno perché non ne posso più", aveva detto Lavitola mentre si imbarcava all'aeroporto argentino, anticipando di non avere intensione di "dire niente contro Berlusconi". "Torno per chiarire la mia posizione, non ce la faccio più così, non sono un delinquente", ha spiegato l'imprenditore ittico.