03/04/2020

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Razzismo nel basket, sputi e insulti a una giocatrice di colore

Abiola Wabara è nata a Parma da genitori nigeriani e gioca nella nazionale italiane. I tifosi avversari a Casnate l'hanno perseguitata per tutta la partita.

Razzismo nel basket, sputi e insulti a una giocatrice di colore

Abiola Wabara

MILANO - Razzismo anche nel basket femminile scopre il razzismo da stadio. Durante una partita di Serie A1 a Casnate, in provincia di Como, una giocatrice di colore della Geas Sesto San Giovanni, Abiola Wabara, è stata presa di mira da alcuni ultrà con cori, insulti e sputi dagli spalti. L'atleta, nata a Parma da genitori nigeriani, è uno dei punti di forza della nazionale italiana. Al Palacasnate in campo c'erano il Bracco Geas di Sesto San Giovanni e la Pool Comense: il derby lombardo, un classico del basket femminile. Abiola, diplomata a Parma e poi laureata in Texas, è nel quintetto base della formazione rossonera. Corre, segna e manda sotto la squadra di casa. Dalle tribune così partono alcuni cori razzisti al suo indirizzo.

SPUTI E INSULTI. A scagliarsi contro la giocatrice di origini nigeriane sono solo una quindicina di ultrà, ma il "rumore" degli insulti riempe il palasport. Dalle tribune arriva anche qualche sputo contro Abiola. Le gridano "scimmia", "negra" ed epiteti di ogni genere. Un'indecenza mai vista sul parquet della Serie A1 femminile. Secondo alcuni presenti, i protagonisti del triste attacco razzista non sarebbero tifosi abituali della Comense, ma nessuno in tribuna interviene per fermarli. Nonostante gli insulti, Abiola gioca con grande determinazione e segna quindici punti, compreso l'ultimo tiro da tre mentre suona la sirena. Poi parte decisa verso gli idioti che l'hanno presa di mira per tutta la partita. Trattenuta a stento dalle compagne, viene poi accompagnata negli spogliatoi, bersagliata ancora da insulti e sputi.

IL SILENZIO DEL GIUDICE SPORTIVO. Gli arbitri assicurano che tutto è stato riportato nel referto del match, ma nelle decisioni del giudice sportivo non c'è traccia dell'accaduto. Contro gli ultrà e la società di casa nessuna sanzione. Una beffa per Abiola e per chi ama il basket in Italia. Dal coro l'unica voce che si alza è quella di Dino Meneghin, il numero uno della Federbasket, che chiama la ragazza per esprimerle la sua solidarietà. "Non demoralizzarti, tieni duro - le dice al telefono -. Sono dei mentecatti. Non fanno parte del pubblico abituale della Pool Comense e della pallacanestro in generale. Il nostro sport è sempre stato caratterizzato dalla multirazzialità e grazie a questa è cresciuto e si è affermato".

CARFAGNA: "IL RAZZISMO E' UN REATO". "Il razzismo non è soltanto un fenomeno inaccettabile, ma, soprattutto, un reato. Ciò vale sempre, a maggior ragione dentro gli stadi o i palazzetti dello sport: il fatto che ingiurie di stampo razzista siano proferite in luoghi dove sono presenti molti bambini e ragazzi, oltre alla rilevanza penale, assume anche un carattere altamente diseducativo. L'Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali del Dipartimento per le Pari opportunità ha quindi segnalato alla Procura competente il caso degli insulti contro una giocatrice nel corso di una partita di basket". Così il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna sull'episodio che ha visto come vittima Abiola Wabara.
venerdì, 08 aprile 2011