31/10/2014

Omicidio di Tommy, la storia

Le fasi del sequestro e dell'omicidio del piccolo Tommaso Onofri. Fino alle sentenze di primo e secondo grado.

Omicidio di Tommy, la storia

Tommaso Onofri

E' il 2 marzo 2006 quando il piccolo Tommaso Onofri, 17 mesi, viene rapito nella sua casa di Casalbaroncolo, alle porte di Parma. La sera successiva, in diretta televisiva dall'Ariston di Sanremo, Giorgio Panariello interrompe la kermesse per pochi minuti e lancia un appello ai rapitori. Il bambino ha bisogno di cure e deve assumere costantemente uno sciroppo, il Tegretol, 3 millilitri alle 8-9 del mattino, non piu' tardi, e tra le 20 e 21 di sera, e la Tachipirina perché ha la febbre. La festa della musica ricomincia, ma l'Italia rimane con il fiato sospeso. Nessuno puo' sapere che il destino del piccolo Tommy é già segnato. Il piccolo viene ucciso, "perche' piangeva" confesserà un mese dopo Mario Alessi, il suo carnefice.

LE RICERCHE. Le ricerche cominciano immediatamente, dirette dalla Dda di Bologna, e vedono lo sforzo congiunto di polizia e carabinieri. In realtà, si scoprirà alla fine, l'individuazione dei responsabili avverrà a pochi giorni dal fatto. Gli uomini delle forze dell'ordine sanno chi sono i responsabili del rapimento, ma hanno le mani legate. Non possono agire subito. Il più piccolo errore metterebbe a rischio la vita del piccolo Tommy.  Sono le 20 del 2 marzo quando arriva al 113 la telefonata di una donna, con la voce rotta dal pianto. "Mio figlio...mio figlio venite subito", le prime parole incise su nastro di Paola Pellinghelli, la mamma del piccolo. Parte subito una volante. Sono le 20.45 quando arrivano al casale. C'è una mamma terrorizzata che piange, un ragazzino di otto anni, Sebastiano, e il marito Paolo Onofri. Agli agenti i due coniugi, lui direttore delle Poste locali, lei impiegata nello stesso ufficio, raccontano che il loro bambino, Tommaso, è stato rapito mentre erano a tavola per cenare. Il padre del piccolo riferisce di essere andato in cortile per capire che cosa fosse successo e di avervi trovato due persone, una con il volto coperto da passamontagna, l'altra con un casco da motociclista, armati di pistola e coltello. Parlano italiano con accento "meridionale, forse calabrese" è l'impressione che i due riferiscono di aver avuto. Appena l'uscio si apre, entrano, minacciano. Onofri riferisce che sono entrati in casa e hanno immobilizzato tutti con nastro adesivo, portandosi via il bambino. Un blitz durato non più di 10 minuti. Le ricerche scattano subito. Intorno all'una di notte, a circa un chilometro dal casale degli Onofri, viene trovata un'auto. Uno spiraglio di speranza destinato a cadere subito nel vuoto. Sono ore di attesa e disperazione. I genitori di Tommaso rivolgono il primo appello ai sequestratori affinché somministrino al piccolo il Tegretol. Gli inquirenti parlano subito di sequestro "anomalo". Si profila anche l'ipotesi di un rapimento per "ritorsione" ai danni dalla famiglia Onofri.

LE INDAGINI. Del caso iniziano a interessarsi anche l'antimafia e il Ris di Parma. Gli inquirenti indagano sul passato dei genitori. Paolo Onofri è reduce da un matrimonio finito male dal quale ha un figlio adottivo. Il ragazzo e l'ex moglie di Onofri vengono ascoltati a lungo. Nel 2001 la madre era stata presa in ostaggio insieme ad altri colleghi da un gruppo di banditi che avevano assaltato l'ufficio postale di Langhirano. Gli investigatori seguono la pista calabrese, ipotesi che viene avvalorata dalle dichiarazioni di un pentito della 'ndrangheta Pasquale Gagliostro, che dichiara di conoscere particolari importanti sul sequestro. Le dichiarazioni del pentito sembrano rivelarsi un buco nell'acqua. Poi, mentre continuano gli appelli per la liberazione, viene creato il comitato 'Liberate Tommaso '. Alle ricerche partecipa anche il Nucleo cinofilo di soccorso di Fidenza, che riesce a localizzare il punto preciso in cui i rapitori hanno abbandonato la macchina prima del sequestro. Poi arriva l'appello che i fratelli di Tommaso, Sebastiano, 8 anni, e Carlo Alberto, 16, rivolgono ai rapitori.

REPERTI. Alla trasmissione 'Chi l'ha visto?' una persona dice di aver trovato una tutina e un medicinale per bambino due giorni prima in una zona isolata dalla parte opposta di Parma. Vengono rintracciati i due reperti, la tutina e un medicinale, ma non appartengono a Tommaso. Anche il Papa rivolge ai rapitori un appello. La madre di Tommaso ricorda un particolare importante, dice agli inquirenti che uno dei due rapitori avrebbe potuto essere una donna. Poi nel pomeriggio gli stessi inquirenti chiedono un silenzio stampa di tre giorni. L'8 marzo il sopralluogo dei Ris in casa Onofri.

INTERROGATORIO DEL PADRE. Il padre di Tommaso, Paolo Onofri, viene sottoposto a un interrogatorio di otto ore. Quando esce dichiara alla stampa: "Non ci credono, ci trattano come la Franzoni". Poi arriva l'ennesimo appello. Questa volta a chiedere la liberazione del piccolo Tommaso Onofri è Franca Ciampi: "Trepidiamo per Tommaso". Il 9 marzo ancora un interrogatorio per il padre di Tommaso, questa volta dura sette ore e mezzo. Alla stampa dice: "Mi sento sotto accusa e non so perché".

LA SVOLTA. La sera, fiaccolata a Parma per la liberazione a una settimana dal sequestro. Intanto, il comitato 'Tommaso Libero' riceve una telefonata di una donna dalla Germania: "Dateci i soldi entro 48 ore o il bambino muore". La svolta alle indagini viene dalla scoperta che lo scotch che i sequestratori del piccolo Tommaso Onofri hanno utilizzato per zittire e immobilizzare i genitori del bimbo era stato acquistato a Sorbolo, vicino a Casalbaroncolo. Mentre proseguono indagini e ricerche, il 16 marzo una medium, Costantina Comotari telefona ai carabinieri. Dice di 'sentire' che il piccolo Tommaso è morto e che si trova a qualche metro sott'acqua nel fiume Magra, vicino Pontremoli, in provincia di Massa. I militari si mobilitano subito, ma le ricerche sono senza esito. Don Mazzi si offre come intermediario con i rapitori, ma i genitori del piccolo Tommaso rispondono 'no'. Il 20 marzo la procura della Repubblica di Parma acquisce e mette sotto sequestro la documentazione relativa alle movimentazioni bancarie di Paolo Onofri. Da chiarire un passaggio di denaro di circa 190 milioni di vecchie lire sul conto della sorella di lui, che sarebbe stato giustificato come una parte di eredità ricevuta da parte di una zia. Nel tardo pomeriggio del 22 marzo viene trovato Tody, il cane di 7 sette anni della famiglia, scomparso pochi giorni prima del sequestro. Il rapporto del Ris conferma la versione di Paolo Onofri sul rapimento.

IL PADRE INDAGATO. Il 27 marzo viene iscritto nel registro degli indagati per concorso nel sequestro di Tommaso Onofri, uno dei manovali, Mario Alessi, che lavorò alla ristrutturazione della cascina di Casalbaroncolo. A non convincere gli inquirenti, l'alibi dell'uomo che, per la sera del 2 marzo, non troverebbe conferma alcuna. Il muratore originario della Sicilia ha avuto già a che fare con la legge in seguito a un'accusa di concorso in violenza sessuale, per la quale sara' condannato in Cassazione successivamente. L'uomo respinge ogni sospetto e ai pm dichiara che la sera del sequestro si trovava all'interno di un bar. Una versione che non viene confermata dalla titolare, che assicura ''tra le 19.30 e 20.15 nel bar non è entrato nessuno, ne sono certa''.

FERMATI ALESSI, CONSERVA E RAIMONDI. La svolta, tragica, il 1 aprile. Circa 40 persone vengono prelevate per essere interrogate. Vengono sottoposti a fermo in tre: Mario Alessi, la sua compagna Antonella Conserva e Salvatore Raimondi, l'uomo le cui impronte sono state rinvenute sul nastro adesivo utilizzato per immobilizzare gli Onofri. Alle 19.39 Alessi, in manette, viene trasportato fuori dalla Questura. Ha appena confessato che il piccolo Tommaso è morto, che è stato ucciso subito dopo il sequestro. Un sequestro-lampo, nelle intenzioni di Alessi, che doveva far sì che il padre del piccolo prelevasse alle poste i soldi del riscatto. Un sequestro terminato meno di mezz'ora dopo. Fuggiti a bordo di uno scooter, i rapitori vedono infatti nella notte un lampeggiante. Perdono il controllo del mezzo e cadono a terra. Tommy piange, disperato. Vengono presi dal panico e il piccolo viene ucciso.
Il muratore, a bordo di una volante, viene portato in zona S.Ilario per un sopralluogo sul greto del torrente Enza. Lì viene trovato il corpo straziato del bimbo. Poi, l'8 aprile il funerale. C'è l'Italia intera a dire addio a Tommy. In 50mila, alle tre del pomeriggio, accolgono nel Duomo di Parma la piccola bara. Dietro, composta nel suo dolore, la famiglia Onofri. La morte di Tommaso , aveva detto Paolo Onofri, "deve scuotere le coscienze". A ripeterlo in chiesa il vescovo di Parma, Cesare Bonicelli. "L'orco l'ha ucciso", è il grido di dolore lanciato dal presule. E poi, ancora, il Papa, che nel messaggio letto prima di iniziare i funerali del bimbo, parla di "una innocente vita stroncata da inumana violenza".

RINVIO A GIUDIZIO. Quattro i rinvii a giudizio chiesti dalla Procura della Repubblica di Bologna il 30 ottobre del 2006, a conclusione di una lunga fase di indagini e di interrogatori. Il quarto uomo è Pasquale Barbera, capomastro dei lavori nella cascina di Calsalbaroncolo, da subito interrogato dagli investigatori, ma che ha in ogni modo cercato di allontanare da sé ogni sospetto, e che deve rispondere di concorso in sequestro. Per Mario Alessi l'accusa più grave: aver provocato la morte del bambino, sotterrato il cadavere occultandolo e avere rapito il cane Tody insieme a Barbera. Su Salvatore Raimondi e Antonella Conserva, invece, pende l'accusa di sequestro e morte del piccolo Tommy quale conseguenza non voluta.

LE SENTENZE DI PRIMO E SECONDO GRADO. Le sentenze di primo grado emesse nei confronti di Mario Alessi e Antonella Conserva dalla Corte d'Assise di Parma vengono confermate il 4 novembre scorso dalla Corte d'Assise d'Appello di Bologna, presieduta da Aldo Ranieri, dopo oltre 6 ore di Camera di Consiglio: ergastolo al muratore siciliano ritenuto responsabile del sequestro e della morte del piccolo Tommaso Onofri, avvenuta il 2 marzo del 2006, e 30 anni alla ex compagna, giudicata colpevole per il sequestro e morte dell'ostaggio come conseguenza non voluta. Anche nei confronti di Raimondi viene confermata la sentenza di primo grado: 20 anni di reclusione infllitta con rito abbreviato. Assolto invece, sentenza confermata anche in appello, il capomastro Barbera, che lavorò alla ristrutturazione della cascina di Casalbaroncolo, dove Tommaso venne rapito.

lunedì, 13 dicembre 2010