19/08/2017

San Raffaele, un miliardo di debito. In cda i due piani per salvarlo

Nel consiglio di amministrazione della Fondazione Tabor, che gestisce l'ospedale milanese, si discuteranno il piano del Vaticano e quello della cordata che fa cpao a Giuseppe Rotelli. Moratti potrebbe defilarsi. Formigoni: "Un patrimonio che non può andare disperso".

San Raffaele, un miliardo di debito.
In cda i due piani per salvarlo

Il San Raffaele di Milano

MILANO - Nel giorno dell'atteso cda della Fondazione Tabor, che gestisce il San Raffaele di Milano, indiscrezioni dicono che Gian Marco Moratti si sfilerebbe dalla cordata messa in piedi per il salvataggio dell'ospedale, che a oggi ha un debito di circa 900 milioni di euro. Secondo le stesse fonti, con il profilarsi dei due piani di salvataggio, da una parte quello del Vaticano e dall'altra quello della cordata capeggiata da Giuseppe Rotelli, Moratti avrebbe scelto di sfilarsi perché ritiene sussistano già vie di uscita per il salvataggio e non ne servano di nuove.

LA CORDATA. L'ipotesi Rotelli sembra comunque la più lontana: prevede di prendere il controllo di fatto delle cliniche di don Verzé attraverso una serie di scatole societarie e senza il totale accollo del debito. Non solo le banche coinvolte, ma anche lo stesso cda della Fondazione del San Raffaele non sembra apprezzare questa soluzione, che metterebbe in forte minoranza (5-10 per cento) l'attuale proprietà.

IL CONCORDATO PREVENTIVO. Più probabile, per il cda che si terrà in via Olgettina, sembrerebbe invece la pista della ristrutturazione del debito attraverso il concordato preventivo, l'altro piano all'esame del cda che negli ultimi giorni era stato accantonato. Dopo un primo intervento delle banche per totali 150 milioni di euro, scatterebbero tutte le procedure previste dalla ristrutturazione del debito seguendo l'art. 182 della legge fallimentare. Il San Raffaele avrebbe, quindi, il tempo di porre un freno all'emorragia dei suoi conti e predisporre un ulteriore aumento di capitale, aperto a operatori del settore.

IL PIANO ORIGINARIO. Alcuni osservatori non escludono però che si possa anche tornare al concordato previsto dal piano originario, predisposto dalla Borghesi Colombo e Associati, secondo il quale Unicredit e Intesa Sanpaolo si impegnerebbero subito a tappare la falla del debito con 50 milioni, a cui se ne aggiungerebbero altri 100 a stretto giro grazie al contributo di altri istituti. L'attività di gestione degli ospedali verrebbe poi separata da quella immobiliare, che andrebbe a confluire in un fondo etico dove potrebbero entrare fondazioni bancarie e imprenditori lombardi.

FORMIGONI: "CI STIAMO LAVORANDO". "Non è nemmeno pensabile che un patrimonio così vada disperso", è stato il commento alla vicenda del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. "Sto lavorando da diverse settimane in silenzio con vari esperti per poter dare una mano al San Raffaele, stiamo studiando tutte le soluzioni possibili, anche se l'opera è difficile perché occorrono patrimoni, disponibilità di persone, occorre anche operare in tempi rapidi", ha aggiunto.

giovedì, 30 giugno 2011