25/02/2021

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11 febbraio 1929, la firma dei Patti Lateranensi - la scheda

11 febbraio 1929, la firma dei Patti Lateranensi - la scheda

Piazza San Pietro

CITTA' DEL VATICANO - "E con la grazia di Dio, con molta pazienza, con molto lavoro, con l'incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti 'tamquam per medium profundam eundo' a conchiudere un Concordato che, se non è il migliore di quanti se ne possono fare, è certo tra i migliori che si sono fin qua fatti; ed è con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all'Italia e l'Italia a Dio": era il 13 febbraio del 1929, sette anni prima il regime fascista era salito al potere e l'allora Pontefice Achille Ratti, in un'udienza rivolta ai professori e agli studenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, celebrava la sigla dei Patti Lateranensi, gli accordi di mutuo riconoscimento tra il Regno d'Italia e la Santa Sede che, l'11 febbraio di ottanta quattro anni fa, sancirono la nascita dello Stato Vaticano.

LA RICORRENZA. Oggi, nelle aule dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede a Palazzo Borromeo, le maggiori cariche istituzionali dello Stato e della Chiesa cattolica celebreranno come di consueto la ricorrenza del Concordato, rivisto dopo lunghissime e difficili trattative nel 1984. Per l'occasione, L'Osservatore Romano, l'organo di stampa della Città del Vaticano dal 1861, nell'edizione odierna ha sottolineato come la memoria degli accordi non sia "mera retorica o solo un omaggio formale a un fatto storico". Al contrario, il ricordo aiuta a "constatare ancora una volta la funzionalità della soluzione convenuta" tra l'Italia e il Vaticano, "la sua rispondenza a tuttora perduranti esigenze, la sua idoneità nel continuare a guidare verso obiettivi condivisi".

I PATTI E LE LEGGE DELLE GUARENTIGIE. I Patti, dal nome del palazzo di San Giovanni in Laterano in cui avvenne la firma degli accordi e grazie ai quali furono stabilite regolari relazioni bilaterali tra le parti, furono negoziati tra il cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini con lo scopo di risolvere la 'questione romana'. Soppiantarono la cosiddetta 'legge delle Guarentigie', approvata dal Parlamento il 13 maggio del 1871 dopo la presa di Roma.

PIO XI E L'ALLOCUZIONE SU 'L'UOMO DELLA PROVVIDENZA'. L'allocuzione 'Vogliamo anzitutto' di Papa Pio XI rivolta ai docenti e ai giovani dell'Università Cattolica passò alla storia per un passaggio in cui il Duce venne indicato come "l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare". "E qualche volta - disse il Pontefice in un passaggio del suo discorso il 13 febbraio - siamo stati tentati di pensare, come lo diciamo con lieta confidenza a voi, sì buoni figliuoli, che forse a risolvere la questione ci voleva proprio un Papa alpinista, un alpinista immune da vertigini e abituato ad affrontare le ascensioni più ardue". "Dobbiamo dire - aggiunse poi - che siamo stati anche dall'altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi".

LA LETTURA DI MESSORI. In un suo articolo di qualche anno fa, il giornalista e scrittore italiano Vittorio Messori spiegò che con quelle parole Pio XI intendeva semplicemente dire che Mussolini non aveva i pregiudizi che avevano portato tutti i precedenti negoziatori a rifiutare qualsiasi accordo che prevedesse una sovranità territoriale per la Santa Sede. Tant'è che l'accordo, 'de facto', ci fu: "L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà e la esclusiva potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano, come è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e dotazioni, creando per tal modo la Città del Vaticano, per gli speciali fini e con le modalità di cui al presente trattato".

LE TRATTATIVE PRELIMINARI. L'inizio delle trattative avvenne grazie all'iniziativa di tre zelanti sacerdoti: padre Giovanni Genocchi dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, don Giovanni Minozzi e padre Giovanni Semeria, entrambi fondatori dell'O.N.M.I. (la popolare rete di orfanotrofi nota come 'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia'). Tre giorni d'intensi colloqui, al termine dei quali padre Genocchi si incaricò di portare al cardinale Gasparri, il risultato del lavoro svolto. Con la meraviglia dell'alto prelato della Curia romana, il 26 agosto 1926 furono designati ufficiosamente e informalmente due incaricati: uno dal governo Mussolini e l'altro da parte di Papa Pio XI. Per la prima volta venne alla ribalta la figura dell'avvocato concistoriale Francesco Pacelli quale plenipotenziario per il Vaticano, fratello di Eugenio Pacelli, futuro Segretario di Stato prima e papa PioXII poi. Da parte italiana fu scelto Domenico Barone. La scelta di firmare i Patti Lateranensi l'11 febbraio fu motivata dalla ricorrenza della venerata apparizione di Maria nel comune francese di Lourdes (1858) e, tra le altre cose, intendeva anche rimarcare la soddisfazione da parte vaticana per i nuovi patti.

SCONTRO IN AULA FRA CROCE E MUSSOLINI. Il dibattito in Senato per la ratifica si avviò il 23 aprile 1929, concludendosi il 25 maggio con lo scarto di un solo voto a favore, al termine di vivaci discussioni in aula. Sei senatori votarono contro l'approvazione. Tra questi Benedetto Croce, già antifascista dal delitto Matteotti, secondo cui gli accordi tradivano il principio di "una libera Chiesa in un libero Stato". Il filosofo, dichiarandosi apertamente contrario ai Patti, durante il dibattito in Senato affermò che "accanto o di fronte ad uomini che stimano 'Parigi valer bene una messa' [frase attribuita a Enrico IV, di fede ugonotta, che per ottenere il trono di Francia accettò di convertirsi al cattolicesimo, ndr], sono altri per i quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi, perché è affare di coscienza". Mussolini gli rispose dichiarandolo "un imboscato della storia", accusandolo di passatismo e di viltà di fronte al progresso storico.   

LA NASCITA DELLO STATO VATICANO. A seguito del placet meno frastornato della Camera, lo scambio delle ratifiche tra lo Stato italiano e la Santa sede avvenne con una solenne cerimonia in una sala dei Palazzi apostolici: il Duce, vestito con una uniforme diplomatica e feluca, ricevette gli onori del caso. Era il 7 giugno 1929, e dopo un'ora dalla sua partenza, alle dodici in punto, entrarono in vigore i Patti Lateranensi (nel 1948 riconosciuti costituzionalmente nell'articolo 7). Nacque così lo Stato della Città' del Vaticano.

IL CONCORDATO DELL'84. Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto poi nel 1984, per rimuovere principalmente la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. La revisione venne firmata a Villa Madama il 18 febbraio, a Roma, dall'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi per lo Stato italiano e dal cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato, in rappresentanza della Santa Sede. Il nuovo Concordato stabilì che la Chiesa cattolica, così come le altre confessioni religiose, venisse finanziata da una frazione del gettito totale Irpef attraverso il meccanismo noto come 'otto per mille' e che la nomina dei vescovi non richiedesse più l'approvazione del governo italiano. Inoltre, per quanto riguarda la celebrazione del matrimonio, si stabilirono le clausole da rispettare perché un matrimonio celebrato secondo il rito cattolico potesse essere trascritto dall'ufficiale di Stato civile e produrre gli effetti riconosciuti dall'ordinamento giuridico italiano. Fu anche stabilito che l'ora di religione cattolica nelle scuole passasse da obbligatoria a facoltativa.martedì, 12 febbraio 2013