29/03/2017

Dieci anni per salvare il pianeta

Allarme dei climatologi delle Nazioni Unite. "Abbiamo solo dieci anni per salvare la terra, se non si arresta la crescita delle temperature si rischia la sesta estinzione di massa sul pianeta".

Dieci anni per salvare il pianeta

Pianeta Terra

NEW YORK - Mari in aumento fino a quasi un metro di qui alla fine del secolo, temperature al rialzo seppure a un ritmo meno accelerato che in passato e non più di dieci anni, secondo gli esperti, per trovare un rimedio, diminuendo drasticamente la produzione di CO2. Nelle parole di Halldor Thorgeirsson, uno degli esperti dell'Ipcc (Intergoverntal Panel for Climate Change), il mondo rischia "l'infarto" se i governi non correranno ai ripari.

RIDURRE I GAS SERRA DEL 60%-70%. Non servono "riduzioni marginali ma massive, almeno del 60-70% dei gas serra entro i prossimi 10 anni, altrimenti i costi saranno ben più alti degli interventi ora richiesti. Però ridurre la dipendenza dal petrolio, per esempio, mette in discussione il nostro modello di sviluppo. Comunque, oggi le tecnologie disponibili per questi interventi ci sono". A dirlo è Sandro Fuzzi, dell'Istituto di Scienza dell'Atmosfera e del Clima del Cnr che ha contribuito come editore al rapporto dell'Ipcc sul clima di prossima pubblicazione.

L'ONU CONVOCA UN VERTICE SUL CLIMA. E mentre scienziati dell'Ipcc e rappresentanti di 110 paesi sono riuniti a Stoccolma per fare il punto sullo stato del pianeta, il segretario generale dell'Onu Ban Ki moon ha deciso di convocare un vertice a livello di capi di stato e di governo sul clima nel 2014 per preparare un accordo contro il global warming alla Conferenza Internazionale di Parigi l'anno successivo. L'iniziativa, secondo fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro, sarà lanciata questa settimana a New York nei giorni dell'Assemblea Generale. E' una scommessa ad alto rischio: i negoziati stanno marcando il passo dopo il mancato accordo di Copenaghen nel 2009 mentre i gas serra continuano inesorabilmente ad aumentare. Il quinto rapporto dell'Icpp sarà ufficialmente pubblicato venerdì, ma alcuni numeri sono già noti, a partire dallo stato d'accusa della scienza: la responsabilità dei cambiamenti climatici è al 95% dell'uomo.

GLOBAL WARMING. E' un avvertimento ai governi che devono intervenire con azioni decise. Il testo, 2.200 pagine frutto di 2 anni di lavoro, è ora al vaglio degli stati con quattro possibili scenari: il peggiore parla di un aumento del livello dei mari da 26 a 81 cm verso la fine del secolo con grave minaccia alle coste. Per le temperature la bozza parla di un +4,8 gradi Celsius, che ovviamente potrebbe essere contenuto con profondi tagli alle emissioni inquinanti. Ban dirà ai leader della Terra riuniti a New York che si aspetta di vederli nel 2014 per mettere a punto una iniziativa diplomatica in vista di un nuovo trattato sul clima da stipulare l'anno a seguire.

IL FIASCO DI COPENAGHEN. Questo perché, secondo il capo dell'Onu, il fiasco di Copenhagen sarebbe da attribuire al fatto che i leader sono stati tirati in causa solo all'ultimo momento, quando le trattative tra sherpa erano arrivate su un binario morto. L'emergenza climatica è uno dei punti cruciali del mandato del segretario generale: l'insuccesso di Copenhagen ancora brucia a Ban e nei molti bilaterali con i leader venuti a New York per l'Assemblea il tema del 'global warming' è stato uno dei punti fissi dell'agenda, a fianco di altre emergenze mondiali come la crisi in Siria. E' chiaramente una partita difficile. Le maggiori potenze economiche mondiali si sono impegnate a ridurre i gas serra entro il 2020, ma oltre quella data mancano accordi precisi su nuovi obiettivi.

Redazione Online lunedì, 23 settembre 2013