23/09/2017
24/01/2011


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

Documento senza titolo

La Supercosca dei supereroi
Nei fumetti americani impera la figura dell’Italiano mafioso.
Ma un nuovo stereotipo potrebbe rubargli il primato…


La dedica di Roberto Saviano ai magistrati Boccassini, Sangermano e Forno, e la seguente dichiarazione di Marina Berlusconi, presidente del gruppo Mondadori, che ha detto di “provare orrore” per le parole dello scrittore, ha riaperto una polemica già iniziata nell’aprile dello scorso anno.
All’epoca Silvio Berlusconi, a margine della presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata dichiarò che «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perché c'è stato un supporto promozionale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto...».
Saviano giudicò inadeguate le parole del Premier e prontamente ricevette ampio sostegno dal mondo politico di sinistra e da esponenti della Cultura.
Ma da un punto di vista prettamente comunicativo, come mera analisi massmediologia, bisogna dire che Berlusconi ha ragione: le opere di narrativa influenzano la percezione collettiva, che a sua volta influenza la realtà.
Andiamo ad analizzare con dati oggettivi questa sequenza, usando i comic-book americani come cartina di tornasole.
Il Fumetto ha sempre avuto bisogno di figure forti e impressionanti, quindi dalle sue origini, alla fine del XIX secolo, iniziano a essere mostrati criminali, anche italiani, in lotta contro i protagonisti, detective o poliziotti.
Ma nonostante la Mafia si stia radicando proprio in quegli anni sul territorio americano, non c’è un mezzo di comunicazione forte che la evidenzi. Quindi si parla sempre di criminali sciolti, o al massimo di bande, di racket.
Ma nessun accenno alla Mafia viene fatto. Nei primi cinquant’anni di vita del fumetto, solo qualche  rarissima volta si parla della Mano Nera, ma sempre in termini molto vaghi.

L’unico e solo vero accenno all’italia mafiosa avviene in una storia uscita nella prima metà del 1943, edita dalla Fiction House, sul n.35 della testata Wings Comics. Il pilota americano Clipper Kirk vola fino in Sicilia per associarsi – così viene detto nella storia - con i coraggiosi ed eroici mafiosi, fieri oppositori (e anche martirti) del nazifascismo, per scatenare la rivolta contro le truppe tedesche di stanza nell’isola.

Dopodichè, per più  di 20 anni, la figura dell’italiano mafioso scompare completamente dai fumetti. Vediamo italiani attori, latin lover, artisti, cantanti, nei fumetti americani, financo comunisti, ma non mafiosi.
La mafia si affaccia timidamente e sotto falso nome a metà degli anni ’60, nel Marvel Universe. In Avengers n.13, compare una società criminale chiamata “Maggia”. Stan Lee è interessato a radicare le sue storie fantastiche nella realtà del momento, ma evidentemente senza entrare troppo nel merito. Quindi storpia leggermente il nome “Maffia” (come è conosciuta anche la mafia negli States) e fa scontrare saltuariamente i “maggiosi” contro i Vendicatori, i Fantastici Quattro e l’Uomo Ragno.

Ma è tutto molto blando, un’associazione di idee strettissima con l’Italia e gli italiani manca.
Qual è il punto di svolta mediatico, che sancisce pesantemente l’inizio dell’associazione di idee Italiano=Mafioso, che dimostra che Berlusconi con la sua tesi ha assolutamente ragione?
È il Padrino, il film di Francis Ford Coppola del 1972, tratto dall’omonimo libro di Mario Puzo. Dal Padrino in poi, il binomio italiano-mafioso, si fa sempre più  forte, fino a diventare praticamente sinonimo di italiano.
 
E La Piovra, si diceva all’inizio.
La Piovra che parte nel 1984. E nel 1987, per Batman: Year One la riscrittura delle origini dell'uomo pipistrello, Frank Miller non locontrappone al Joker, a Due Facce, al Pinguino.
Lo contrappone invece a una potente famiglia mafiosa, che domina Gotham City. Famiglia mafiosa che ironia della sorte ha come cognome Falcone. Nel 1999, nella miniserie di Batman “Dark Victory” altre famiglie mafiose si aggiungo: Maroni e Gazzo.
Facendo un salto al 2005, nella storia “The Punisher: The Cell”, Enzo Gaucci è uno dei mafiosi incarcerati che affronterà il Punitore nel solito massacro di sangue tipico del personaggio.
Nomi di politici, nomi di magistrati, nomi di faccendieri, parolacce storpiate, tutto viene rimescolato nel calderone mediatico dei fumetti e qualunque cosa italiana diventa mafiosa.

Nel 2006 esce Gomorra. In tutto il mondo si riparla delle profondissime radici mafiose e camorriste nella società italiana.
Nel 2007, un albo a fumetti, il “Marvel Atlas”, praticamente l’atlante aggiornato dell’universo geografico dell’Uomo Ragno e Co., racconta alla voce “Italia” che una coalizione di potenti signori della guerra extraterrestri hanno minacciato la nostra  nazione, che Enzo Ferrara era un cacciatore di Vampiri, e che, proprio in chiusura di pagina “L’Italia rimane politicamente ed economicamente instabile, anche e soprattutto a causa dell’influenza delle famiglie criminali come la Mafia”.

Sono migliaia le pagine di fumetti che dagli anni 70 a oggi stampano nelle menti dei lettori di tutto il mondo il concetto che se si parla di Italia e di Italiani, si sta parlando di Mafia e di Mafiosi.

Per fortuna nell’ultimo decennio il governo italiano si sta impegnando a smontare questo stereotipo e a sostituirlo pian piano con una diversa idea della situazione in Italia.
In una storia del 2002, Nightwing (ovvero Dick Grayson, il primo Robin spalla di Batman) si reca in missione a Roma. All’interno di un albergo si trova nel mezzo di una improvvisa carica dei Carabinieri e si meraviglia di questa aggressione in un luogo pubblico perchè, come si legge dai suoi pensieri “I Carabinieri, sono celebri per la loro indelicatezza e brutalità, ma non per gassare i civili… beh, a parte fuori dagli stadi di calcio e durante le manifestazioni politiche”.

Aprile 2005 esce “Ultimates “v2 n.4. Il fumetto mostra una manifestazione per le strade di Roma. I manifestanti protestano contro l’utilizzo di Sovraumani americani nella Guerra del Golfo.
All’improvviso i Carabinieri, senza che sia successo nulla di particolare, iniziano a tirare gas lacrimogeno contro la folla e partono alla carica, imbracciando i fucili dalla parte della canna e usando il manico per picchiare i civili. Uno dei malcapitati dimostranti urla “Vi prego! Sono un cittadino americano! Questa era solo una dimostrazione pacifica!”. Ma i carabinieri continuano a menare colpi a destra e a manca. Solo l’intervento, due pagine di botte dopo, di Thor, porrà fine alla violenza cieca delle forze dell’ordine italiane.
 

 Concludendo il lungo discorso, ribadiamo: ha ragione Berlusconi. La letteratura sulla Mafia ha contribuito pesantemente a influenzare l’immaginario collettivo e a far pensare che l’Italia sia piena di mafiosi. Ma basta una buona campagna mediatica durante un G8 per esempio, che viene visto e rilanciato in mondovisione, e pian piano altre interessanti figure si andranno ad affiancare all’antipatico mafioso.
Ottimo, no?
 
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