11/05/2021

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Referendum in Austria: sì al servizio militare obbligatorio

Il 59,8% dei 6,3 milioni di aventi diritto hanno votato in favore dell'attuale servizio obbligatorio di leva rifiutando di passare ad un esercito professionale. Affluenza alta, oltre il 50%, superiore alle ultime europee (46%) e alle presidenziali nel 2010 (49%).

Referendum in Austria: sì al servizio militare obbligatorio

Austria

VIENNA - A larga maggioranza, e con una affluenza inaspettatamente alta alle urne, gli austriaci hanno votato per il mantenimento del servizio militare obbligatorio. Stando ai risultati provvisori il 59,8% dei 6,3 milioni di aventi diritto ha votato in favore dell'attuale servizio di leva obbligatorio nel referendum consultivo svoltosi oggi. Il 40% si è pronunciato invece per un esercito professionale. Affluenza alta, oltre il 50%, superiore alle ultime europee (46%) e alle presidenziali nel 2010 (49%). L'esito del voto non ha valore vincolante per la grande coalizione al governo a Vienna fra socialdemocratici e popolari (Spoe-Oevp), ma ha un forte peso politico in un anno fitto di elezioni, quattro regionali più le legislative in autunno, come in Germania. In ogni caso, per il partito di maggioranza relativa, la Spoe del cancelliere Werner Faymann, è una batosta.

UN ESERCITO PROFESSIONALE. La Spoe infatti, rinnegando la sua tradizionale posizione in passato, aveva cavalcato il tema del referendum battendosi per un esercito professionale. Nella sua battaglia, fatta secondo gli osservatori per catturare il voto dei giovani, la Spoe era stata affiancata dai Verdi e dalla stampa populista, in particolare il potente tabloid Kronen Zeitung. Anche per il popolare sindaco socialdemocratico di Vienna, Michael Haeupl, che aveva lanciato nel 2010 l'idea del referendum, il risultato è una pesante sconfitta che rischia di oscurare la sua stella.

IL SERVIZIO DI LEVA OBBLIGATORIO. La Oevp viceversa, che in passato propendeva per un esercito professionale, questa volta si era battuta per il mantenimento del servizio militare obbligatorio. Per il ministro della difesa Norbert Darabos (Spoe) la vittoria del sì rappresenta un sonoro schiaffo. All'assedio dei giornalisti alla cancelleria che gli chiedevano una reazione, ha reagito col silenzio, guadagnando la porta. Si scommette ora se si dimetterà o meno. Il referendum - il primo del genere a livello federale - aveva riscaldato gli animi perché tocca un tema nevralgico, la neutralità, fortemente sentita in Austria. Il Paese, anche dopo l'adesione all'Ue nel 1995, non ha mai voluto entrare nella Nato, ma partecipa da sempre a operazioni internazionali di pace in vari teatri del mondo (Balcani, Medio Oriente).

NECESSARIA LA RIFORMA DELL'ESERCITO. Al di là del risultato, tutti sono concordi ora nel dire che è necessario metter mano a una profonda riforma dell'esercito. Il segretario generale della Spoe, Guenther Kraeuter ha assicurato che ''la volontà popolare sarà naturalmente tenuta in considerazione''. Il leader di estrema destra Heinz Christian Strache, successore di Joerg Haider alla guida della Fpoe, ha parlato di ''un grande giorno per l'Austria'' e chiesto la testa del ministro: ''la gente vuole riformare, non smantellare, e Darabos se ne deve andare''. L'esercito austriaco conta 55.000 effettivi di cui circa 12.000 di leva (che dura sei mesi). Il servizio civile dura nove mesi (14.000 circa l'anno) in compiti di assistenza sociale, agli anziani, profughi o tossicodipendenti. Per la difesa lo Stato stanzia solo lo 0,6% del bilancio, pari a circa due miliardi di euro l'anno. I risultati definitivi si conosceranno domani pomeriggio.

domenica, 20 gennaio 2013