31/07/2021

[an error occurred while processing this directive]

Dipendenze patologiche, è boom in Italia

Droga, alcol e soprattutto gioco d’azzardo patologico sono esplosi di nuovo con il lockdown, le limitazioni agli spostamenti, le chiusure di sale slot e problemi lavorativi ed economici.

Dipendenze patologiche, è boom in Italia

Dipendenze al tempo del covid-19

ROMA - Sono oltre un milione e 300 mila in Italia i malati che soffrono di dipendenze patologiche, i cosiddetti ludopatici. Durante i mesi del lockdown è aumentato drasticamente il numero di chiamate al numero verde dell’Istituto Superiore di Sanità: telefonate-fiume per trovare sostegno in un momento complesso, in cui l’astinenza forzata da sale gioco o sostanze stupefacenti e la difficile convivenza con congiunti e parenti hanno amplificato i problemi ritenuti controllabili, magari sopiti o dai quali si pensava di essere fuori. Chi lavora nei servizi sul territorio denuncia una crescita post-quarantena dei numeri di chi si è accostato al gioco online, per compensare noia o stress. Le chiamate di aiuto, che prima duravano in media 15 minuti, adesso ne durano almeno 40.

 “La solitudine – spiega il dottor Fabrizio Fanella, membro dell’Osservatorio regionale del Lazio sul gioco d’azzardo patologico e direttore del Centro Riabilitativo per le dipendenze ‘La Promessa’ – a marzo come nelle ultime settimane ha provocato peggioramenti nelle condizioni di persone dipendenti dal gioco o dalla droga. E un incremento esponenziale del consumo di alcol. Nel prossimo futuro dovremo fare i conti non solo con le conseguenze economiche del virus, ma anche con gli effetti psicologici dei lockdown che ha imposto”.

Con la riapertura, le strutture accreditate che svolgono attività di prevenzione e terapia – anche avanzata, mediante metodi sperimentali, protocolli terapeutici innovativi e macchinari d’avanguardia – iniziano a fare i conti con la recrudescenza delle dipendenze. Prima della pandemia erano 12 mila i malati di gioco d’azzardo in cura presso i servizi territoriali in Italia; adesso se ne stimano almeno due volte tanto. Le cifre, secondo gli addetti ai lavori, sono in drammatica ascesa. Questa ‘crisi’, tuttavia, se affrontata per tempo e seguendo i consigli di specialisti qualificati, può favorire l’emersione del problema all’interno delle famiglie, consentendo a chi sta male di iniziare ad affrontarlo e sconfiggerlo. Mai, tuttavia, affrontare una dipendenza patologica da soli, sperando di farcela senza un sostegno.

 “Percepiamo nei pazienti che arrivano un’accentuazione di disagio, ansia, aggressività – prosegue Fanella – nonché il moltiplicarsi e l’aggravarsi di tensioni familiari latenti. Situazioni magari anche preesistenti al Covid-19, che sono ‘scoppiate’ con le restrizioni. Registriamo ricadute nella dipendenza da gioco. Il peggioramento di uno stato depressivo trasversale, sotto forma di pigrizia e tristezza e poi depressione. Che peraltro sono il miglior ‘carburante’ per le dipendenze”. Stress, inquietudine, anche disturbi del sonno: spesso ‘spie’ degli effetti dell’impossibilità di tenere nascosta, in una convivenza forzata 24 ore su 24, la propria dipendenza patologica.

 Quando un problema di questo tipo emerge all’interno di un nucleo familiare, il suggerimento è quello di chiedere supporto a strutture dotate di équipe multidisciplinari, in grado di capire l’entità del problema, seguire passo dopo passo il paziente e porre in essere le procedure terapeutiche più adatte al singolo paziente per accompagnarlo fuori dal tunnel. “Sempre con la consapevolezza che – chiarisce il dottor Fanella – anche le terapie più innovative, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS), che stiamo peraltro sperimentando da qualche anno nel nostro Centro con risultati assai incoraggianti, funzionano e riescono a far superare lo scoglio della dipendenza solo insieme e accanto alla volontà del paziente di guarire. E al prezioso e necessario supporto dei suoi familiari”.

lunedì, 21 dicembre 2020