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Haiti, il nostro viaggio nella devastazione

Il racconto e le immagini esclusive di Franco Ceccarelli, telecineoperatore Tg1 inviato ad Haiti nei giorni successivi al terremoto.

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il nostro ufficio al campo della C.R.I..jpgDecolliamo da Roma verso la disperazione di Haiti il 21 gennaio. Viaggiamo con un’unità per le emergenze della Croce Rossa Italiana, composta da 15 esperti nei diversi settori dell’intervento umanitario. Il volo, via Parigi, dura una giornata.

Pernottiamo a S. Domingo. All’alba, con la collega Marilù Lucrezio, siamo già su un pulmino alla volta di Port-au-Prince. Una decina d’ore di viaggio insieme allo stesso team della Croce Rossa Internazionale.

Dobbiamo realizzare,  da embedded (arruolati),  un servizio speciale sul team di supertecnici della Croce Rossa Italiana. Filmare la costruzione di un grande campo, nel quale  tutte le unità di primo intervento della Croce Rossa dei vari paesi del mondo, si sarebbero concentrate, passare con loro 24 ore su 24, almeno per i primi giorni, per documentare tutte le fasi del lavoro…

Le agenzie di stampa battevano numeri  da capogiro…    210.000 vittime e 250.000 feriti,  molti dei quali ancora sotto le macerie degli edifici abbattuti dalla frustata maligna del 12 gennaio… una scossa del 7° grado della scala Richter.
“Per l’O.N.U. il disastro di Haiti è stato il peggiore mai affrontato nella sua storia”, dice, sin dal primo momento,  la portavoce dell’Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari  delle Nazioni Unite, Elisabeth Byrs.

Appena arrivati a Port-au-Prince ci rendiamo subito conto dell’enorme catastrofe che ha colpito questo popolo.
Nell’aria la polvere delle case crollate, sembra nebbia. Un odore nauseabondo avvolge tutta la città, ovunque cumuli di spazzatura e copertoni incendiati,  rendono il paesaggio spettrale.

I primi due giorni ci accampiamo  in tende da 8 posti, della C.R.I,  su un terreno organizzato per la  prima accoglienza:  tutto molto  spartano. Circa duecento ospiti.  Due bagni chimici. Un secchio d’acqua al giorno ciascuno.

In più, il fastidio costante di ostinate zanzare che rendono difficile il mattino e impossibile la notte… una colonna sonora continua, garantita da rumorosi generatori di corrente,  in moto dalle sei del mattino alle dieci della sera…  Almeno nei primi giorni la nostra salvezza, quando lo stomaco si stringeva per la fame,  sono state le scatolette di tonno e di fagioli portate da Roma.


ci si lava nella stradaUna volta sistemata la logistica, si inizia a lavorare.
Il terzo giorno, con la collega  Marilù Lucrezio, filmiamo il sopralluogo dei tecnici della C.R.I. in un terreno vicino all’aeroporto… Li sorgerà il campo centrale dell’Organizzazione Sanitaria, e si chiamerà “Campo Italia” ospiterà  più di seicento uomini  provenienti da varie nazioni,  che la Croce Rossa internazionale ha inviato ad Haiti per la risposta immediata all’emergenza terremoto. Nel campo si monta anche una unità di potabilizzazione che produrrà fino a 4.000 litri di acqua l’ora, destinati alla popolazione. Da “Campo Italia” tutti i giorni parte la distribuzione di viveri e medicinali; si effettuano interventi medici presso famiglie haitiane, la gran parte di queste,  accampate in condizioni disumane.

Realizzati i primi due reportages, sul campo e sulla sua apertura ufficiale, ora andava affrontata la realtà oltre il muro, anche se alle 18.30 scattava il coprifuoco e si doveva rientrare tutti alla base. Era pericoloso rimanere fuori col buio.
C’erano stati i primi saccheggi. Di sera  sciacalli e  gruppi di sbandati giravano in  città, famelici e bisognosi.

La mattina presto vado a filmare nella zona dell’aeroporto internazionale. Tutt’ intorno al muro di cinta ci sono sfollati. Il 90% delle case di Port-au-Prince è crollata. Al campo dell’aeroporto, migliaia tra uomini, donne e bambini, si ritagliano, un piccolo spazio all’ombra coprendosi con teli di fortuna.

In un attimo l’atmosfera si fa tesa… sto filmando degli uomini che si lavano vicino ad  un’ autobotte, quando uno di loro si avvicina e ci dice:  “…voi siete dei giornalisti da scoop fotografico, cercate  lo scoop sulla nostra sofferenza”. Le sue parole sono un pugno nello stomaco… Lo so che questa gente è disperata, ha fame, ha sete… Gli dico che proprio queste immagini sensibilizzeranno chi, nel resto del mondo, vorrà aiutarli. Capiscono e addirittura mi scortano mentre proseguo il mio lavoro nel campo. Mi chiedono informazioni sulla distribuzione degli aiuti. Li rassicuro. Gli dico che domani arriveranno anche gli uomini della Croce Rossa. Insistono…  servono le tende, ci dicono, per ripararsi dal sole…

polvere e macerie al centro di Port-au-PrinceA  Port-au-Prince la temperatura  arriva fino a  35 gradi, e ad aprile inizierà la stagione delle piogge...  

Proseguiamo il nostro lavoro per il TG1, tra miracolosi ritrovamenti e drammatica cronaca post-terremoto: il ritrovamento della 16enne salvata dopo 15 giorni sotto le macerie vicino al College S. Gerard, ascoltiamo la testimonianza dell’uomo che ha dato l’allarme permettendo il ritrovamento della ragazza. Poi ci occupiamo della scuola Madre Teresa di Calcutta, poco fuori dalla città, dove molti bambini hanno perso la vita. Prepariamo un reportage  sul Golf  Club Petionville, l’esclusivo circolo dei ricchi haitiani,  che ora ospita  una grande tendopoli.  Accampati nel green dei ricchi, circa 50.000 sfollati, di cui 15.ooo  bambini sotto i 12 anni: tutti aspettano aiuti. La sommità della collina del campo da golf,  è stata occupata dalla  82 Divisione Aviotrasportata Usa. I  soldati americani sorvegliano discretamente la tendopoli  distribuendo alimenti e coperte,  perché l’escursione termica si fa sentire e di notte la temperatura scende diversi gradi.

Sono trascorsi  18 giorni dal 21 gennaio, giorno del nostro arrivo, e abbiamo vissuto tante storie di sofferenza e di angoscia. Ora ci troviamo in  quella che fu la via principale di Port-au-Prince la fatidica Route One, la via dei negozi dei piccoli supermercati, scatto qualche foto come per fissare quegli attimi, per poterne apprezzare i dettagli, poi, in un secondo tempo.

Nella Cattedrale, il Cristo sembra guardare quello che non è crollato della costruzione, mentre invoca la Divina Provvidenza.

Franco Ceccarelli
Telecineoperatore TG1

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