21/07/2019

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Ue, 150 miliardi a Fmi, ma Londra dice 'no'

L’Italia sarà il terzo contribuente dopo Germania e Francia. Metterà a disposizione il 15,66% della somma complessiva, oltre 23 miliardi di euro.

Ue, 150 miliardi a Fmi, ma Londra dice 'no'

Fmi

BRUXELLES - Alla zona Euro servivano 200 miliardi di euro per aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale e indirettamente aiutare i Paesi dell'Euro in difficoltà. Ne ha trovati 150 di cui Italia ne metterà 23,48, mentre la Gran Bretagna si è di nuovo chiamata fuori dal gioco. La riunione telefonica dei ministri dell'Economia dell'Eurogruppo, poi allargata a tutti i 27, è riuscita a strappare promesse per 150 miliardi di euro a 13 Paesi di Eurolandia (fuori l'Estonia e quelli sotto programma ovvero Irlanda, Portogallo e Grecia) ma non ha potuto assicurare il contributo di Londra, refrattaria da sempre a qualunque mezzo, anche indiretto, per aiutare i suoi vicini della moneta unica. Il Fmi plaude all'impegno dei ministri delle finanze europei per l'aumento delle risorse dell'istituto, impegnato a rafforzare la propria capacita' di ''adempiere alle proprie responsabilita' verso gli stati membri''.

IL TERZO CONTRIBUENTE. L'Italia sarà il terzo maggiore contribuente mettendo a disposizione il 15,66% dei 150 miliardi totali, dopo la Germania che mettera' 41,5 miliardi (27,67% del totale) e Parigi con 31,4 (20,94% del totale). Quarto contribuente la Spagna con 14,86 miliardi di euro, davanti all'Olanda con 13,61 miliardi. Il Belgio è sesto con 9,99 miliardi. Ma non saranno i soli: anche la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Polonia e la Svezia hanno indicato la loro volontà di partecipare al rafforzamento del Fmi, ma per alcuni, come per la Svezia, è necessario sottoporre la questione ai Parlamenti nazionali prima di poter prendere una posizione. In ogni caso, secondo il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker, sono i Paesi dell'Euro a dover dimostrare ''una particolare responsabilita' in questa circostanza''. Se non l'obiettivo di raggiungere 200 miliardi di euro, l'Europa ha almeno rispettato la scadenza che si era data: il 9 dicembre, i leader dei 27 avevano annunciato che avrebbero trovato i fondi per rafforzare l'Fmi entro dieci giorni. E oggi è arrivata la conferma, a riprova della volontà di fare in fretta che l'Eurozona vuole dimostrare, per rassicurare i mercati, i partner internazionali e cercare di riportare le borse in territorio positivo.

IL NO DI LONDRA. Ma come già il 9 dicembre, la volontà dell'Europa si scontra con quella della Gran Bretagna. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne, durante la teleconferenza con i suoi colleghi, ha detto un nuovo 'no': Londra, a cui l'Europa aveva chiesto 30 miliardi di euro, non è disposta ad aumentare il suo contributo al Fmi e ha rimandato qualunque decisione al prossimo G20, dimostrando ancora una volta di sentirsi piu' vicina ai partner oltreoceano che a quelli oltremanica. Prima di versare altri soldi al Fondo, la Gran Bretagna vuole che prima di tutto che l'Eurozona rafforzi il fondo salva-Stati Efsf. L'aumento delle quote del Fmi e' il 'trucco' che l'Europa ha trovato per cercare di costruire un 'firewall' credibile, ovvero un'arma sufficientemente potente da contrastare un eventuale fallimento di un Paese piu' grande della Grecia. Quello che chiedono i mercati, secondo gli analisti, è proprio 'cash' pronto a sostenere i Paesi in difficoltà. Non austerità, non complicate riforme dei Trattati per aumentare il rigore e la disciplina di bilancio. Per rassicurare gli investitori, occorre dimostrare loro che anche se un Paese dovesse crollare sotto il suo debito, c'è qualcuno pronto a garantire per lui. Per il presidente della Bce Mario Draghi, come ha ricordato anche oggi, quel 'firewall' dovrebbe essere il fondo salva-Stati Efsf e poi l'Esm, cioe' la sua versione permanente che è stata anticipata a metà 2012 invece di entrare in vigore nel 2013. Ma tutte le decisioni per rafforzare il fondo non hanno mai convinto abbastanza i mercati, per cui l'Europa ha volto lo sguardo al Fmi, guardiano sufficientemente rassicurante, dotato ora di 150 miliardi in più, ovvero il 20% in più della precedente quota di partecipazione di EurolandiaMonday, 19 December 2011